Sensibilizzazione a latte e uovo, PM2.5, bassa umidità e S. aureus sono associati al rischio di dermatite atopica pediatrica

Uno studio pubblicato su Frontiers in Pediatrics ha concluso che, nei bambini, sensibilizzazione precoce a latte o uovo, elevata esposizione al PM2.5, bassa umidità ambientale e una maggiore colonizzazione cutanea da Staphylococcus aureus (S. aureus) si associano a un più alto rischio di dermatite atopica, mentre un intervento combinato su dieta e ambiente può migliorare il controllo della malattia.

La patogenesi della dermatite atopica pediatrica è complessa, e il possibile contributo dei fattori alimentari e ambientali alla comparsa e alla progressione della malattia merita una valutazione sistematica. Sono stati quindi analizzati sia i fattori associati all’insorgenza della dermatite atopica sia l’efficacia clinica di una strategia multidimensionale basata su assistenza domiciliare e indicazioni dietetiche specifiche per gli allergeni.

Lo studio è stato condotto in due fasi. Nella prima, retrospettiva e caso-controllo, sono stati confrontati 535 bambini con dermatite atopica diagnosticata tra il 2022 e il 2024 con altrettanti controlli sani abbinati per età e sesso. Sono state analizzate la sensibilizzazione alimentare a latte e uovo, l’esposizione a PM2.5, l’umidità degli ambienti domestici e la colonizzazione cutanea da S. aureus. La sensibilizzazione precoce a latte o uovo si associava a probabilità più che triple di dermatite atopica, con un odds ratio aggiustato di 3,18. Un’umidità domestica invernale inferiore al 40% era associata a un odds ratio di 1,92 e concentrazioni di PM2.5 superiori a 35 µg/m³ a un odds ratio di 2,48.

L’associazione più marcata è emersa per una colonizzazione da S. aureus superiore al 50%, con un odds ratio di 4,08. Nella seconda fase sono stati valutati prospetticamente 66 bambini con dermatite atopica: 33 hanno ricevuto un intervento comprendente assistenza domiciliare e indicazioni dietetiche specifiche sulla base della sensibilizzazione allergica, mentre 33 hanno ricevuto l’intervento convenzionale.

Dopo tre mesi, il tasso di efficacia clinica è risultato dell’81,82% nel primo gruppo e del 45,45% nel gruppo di controllo. I bambini sottoposti all’intervento multidimensionale hanno inoltre mostrato risultati migliori per qualità di vita, qualità del sonno e controllo della dermatite atopica, con riduzioni significativamente maggiori rispetto al basale dei punteggi CD-LQI, PSQI e ADCT. Secondo gli autori, l’eventuale esclusione di alimenti dovrebbe essere basata su una sensibilizzazione allergica documentata e accompagnata da una valutazione nutrizionale, mentre gli interventi ambientali dovrebbero comprendere il controllo dell’umidità e il mantenimento dell’omeostasi microbica cutanea. L’integrazione potrebbe contribuire a migliorare il controllo clinico della dermatite atopica pediatrica.

Fonte: Front Pediatr. 2026
https://www.frontiersin.org/journals/pediatrics/articles/10.3389/fped.2026.1862285/full

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