Carni lavorate associate a maggior rischio di tumori, BPCO e mortalità

Un maggiore consumo di carni lavorate è associato a un aumento del rischio di diverse patologie oncologiche, cardiovascolari e metaboliche, oltre che della mortalità per tutte le cause. È quanto emerge da un’umbrella review pubblicata nel 2026 su Frontiers in Public Health, che ha sintetizzato le evidenze disponibili includendo 34 articoli e 54 meta-analisi. La certezza delle evidenze, tuttavia, è risultata bassa o molto bassa per la maggior parte degli outcome considerati.

Le analisi dose-risposta hanno evidenziato associazioni significative tra consumo di carni lavorate e diversi esiti. In particolare, ogni incremento di 50 grammi al giorno è risultato associato a:

Per la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), il dato riguarda invece la carne rossa lavorata: ogni incremento di 50 grammi alla settimana è risultato associato a un aumento dell’8% del rischio (HR 1,08; IC 95% 1,03-1,13; evidenza GRADE molto bassa). Confrontando invece i livelli più elevati con quelli più bassi di consumo, il rischio di BPCO risultava superiore del 40% (HR 1,40; IC 95% 1,21-1,62).

Un’associazione è emersa anche per la mortalità. Una meta-analisi inclusa nella revisione ha rilevato, confrontando il consumo più elevato con quello più basso, un aumento del 15% del rischio di mortalità per tutte le cause (RR 1,15; IC 95% 1,10-1,21), anche in questo caso con una certezza delle evidenze giudicata molto bassa. Il consumo di carni lavorate è risultato inoltre associato a un aumento della mortalità oncologica (RR 1,08; IC 95% 1,06-1,11).

Nel complesso, gli autori rilevano quindi associazioni tra un maggiore consumo di carni lavorate e numerosi esiti sfavorevoli di salute. La forza delle conclusioni è però limitata dalla qualità delle evidenze disponibili, che per la maggior parte degli outcome è stata classificata come bassa o molto bassa.

Richiamando le valutazioni dell’International Agency for Research on Cancer (WHO-IARC) e del World Cancer Research Fund (WCRF), gli autori osservano inoltre che non è possibile identificare con sicurezza un livello di consumo di carne lavorata privo di rischio per la prevenzione di patologie croniche come il carcinoma colorettale. Sottolineano tuttavia la necessità di ulteriori studi prospettici ben disegnati e di studi randomizzati controllati per chiarire meglio la solidità e la natura delle associazioni osservate.

Fonte: Frontiers in Public Health. 2026

https://www.frontiersin.org/journals/public-health/articles/10.3389/fpubh.2026.1763155/full

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