BMI e rischio oncologico: il peso delle variazioni nel corso della vita

Le variazioni del BMI nel corso della vita possono influenzare il rischio di sviluppare specifiche neoplasie in età adulta. Lo indica una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su Obesity Reviews, che ha valutato le traiettorie dell’indice di massa corporea dall’infanzia all’età adulta e la loro associazione con l’incidenza oncologica complessiva e sito-specifica.

Lo studio, condotto da un team internazionale di ricercatori norvegesi, australiani e iraniani, ha incluso 24 studi osservazionali. L’obiettivo era identificare i principali pattern evolutivi del BMI nel corso della vita e confrontare il rischio oncologico dei soggetti che mantengono un peso normale stabile con quello di chi sviluppa progressivamente sovrappeso o obesità.

Rispetto ai soggetti con BMI normale e stabile nel tempo, la traiettoria caratterizzata dal passaggio verso l’obesità è risultata associata a un aumento significativo del rischio per quattro sedi tumorali. L’associazione più marcata è stata osservata per il tumore del rene, con una stima dell’effetto pari a 2,12 (IC 95%: 1,62-2,62), seguita dal tumore del fegato, con 1,78 (IC 95%: 1,26-2,29), dal tumore del pancreas, con 1,34 (IC 95%: 1,25-1,43), e dal carcinoma del colon-retto, con 1,17 (IC 95%: 1,10-1,25).

Al contrario, il confronto tra le diverse traiettorie del BMI e il mantenimento di un peso normale stabile non ha evidenziato associazioni statisticamente significative per il carcinoma della mammella e della prostata.

Nel complesso, la meta-analisi suggerisce che non conta solo il BMI misurato in un singolo momento della vita, ma anche la sua evoluzione nel tempo. Il passaggio progressivo da normopeso a sovrappeso o obesità sembra associarsi a un rischio più elevato per alcuni tumori metabolicamente sensibili, in particolare rene, fegato, pancreas e colon-retto.

Il dato va però interpretato con prudenza. Gli studi inclusi sono osservazionali e le traiettorie del BMI possono riflettere anche altri fattori, come alimentazione, attività fisica, condizioni metaboliche, stato socioeconomico e abitudini di vita. Per questo, non è possibile attribuire automaticamente un rapporto causale diretto alla sola variazione del BMI.

Gli autori sottolineano la necessità di ulteriori studi longitudinali per confermare queste associazioni, chiarire i meccanismi biologici e definire strategie preventive più mirate. Per la pratica clinica e la sanità pubblica, il messaggio è comunque chiaro: prevenire l’aumento progressivo del peso corporeo lungo il corso della vita può rappresentare una leva importante nella riduzione del rischio oncologico, soprattutto per i tumori più strettamente legati al profilo metabolico.

Fonte: Obesity Reviews, 2026

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/obr.13622

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