Menarca precoce e rischio di cancro mammario
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L’evoluzione del cancro non è un processo del tutto casuale. Un nuovo studio del Moffitt Cancer Center, pubblicato su Nature Communications, dimostra che i tumori seguono schemi prevedibili mentre crescono, si adattano e diventano resistenti alle terapie.
I ricercatori hanno sviluppato un nuovo strumento computazionale, chiamato ALFA-K, in grado di prevedere come le cellule tumorali evolvono quando acquisiscono o perdono interi cromosomi. Queste alterazioni su larga scala, note come instabilità cromosomica, possono cambiare rapidamente il comportamento delle cellule, favorendo la crescita del tumore, la sopravvivenza in condizioni di stress e la resistenza ai trattamenti.
Cromosomi interi, grandi salti evolutivi
A differenza delle singole mutazioni genetiche, la perdita o il guadagno di un cromosoma modifica contemporaneamente il dosaggio di centinaia di geni. Questo consente alle cellule tumorali di compiere veri e propri “salti evolutivi”, aumentando la diversità all’interno del tumore e le probabilità che alcune cellule riescano a sfuggire alle terapie.
Analizzando dati longitudinali a singola cellula, ALFA-K è riuscito a ricostruire i percorsi evolutivi delle cellule tumorali nel tempo, identificando quali combinazioni cromosomiche favoriscono la sopravvivenza e quali invece la ostacolano. In totale, il modello ha valutato oltre 270.000 configurazioni cromosomiche.
Il ruolo chiave della duplicazione del genoma
Lo studio chiarisce anche il ruolo della duplicazione dell’intero genoma, un evento in cui una cellula copia tutti i suoi cromosomi. I ricercatori mostrano che questa duplicazione può agire come un “cuscinetto”, rendendo le cellule tumorali più tolleranti agli errori cromosomici estremi. Non si tratta però di un vantaggio automatico: esiste una soglia precisa oltre la quale la duplicazione diventa realmente utile per la sopravvivenza del tumore.
Verso terapie che anticipano il cancro
Secondo gli autori, la vera innovazione di ALFA-K è il cambio di prospettiva: dall’osservare il tumore dopo che ha sviluppato resistenza, al tentativo di anticiparne l’evoluzione. In futuro, questo approccio potrebbe aiutare i medici a interpretare biopsie ripetute e a scegliere trattamenti capaci di limitare le “vie di fuga” evolutive del cancro.
L’obiettivo finale è una nuova generazione di terapie oncologiche “evolution-aware”, progettate non solo per colpire il tumore, ma per prevedere come potrebbe cambiare nel tempo.
Fonte: Nature Communication, 2026
https://www.nature.com/articles/s41467-025-67750-0