Inquinamento e polmoni: svelati i meccanismi che aumentano il rischio di BPCO
Un nuovo studio di coorte e meta-analisi, uscito sulla rivista European respiratory review nel 2025, ha cercato di fare luce […]
Le infezioni del sito chirurgico (SSI) rappresentano una delle complicanze più rilevanti nei pazienti anziani sottoposti a chirurgia per frattura dell’anca. Una revisione sistematica pubblicata nel 2025 su The Bone & Joint Journal ha analizzato in modo dettagliato la prevalenza delle complicanze dopo intervento per frattura dell’anca negli adulti di età pari o superiore a 60 anni, fornendo un quadro ampio e aggiornato del problema.
Il lavoro, condotto da un gruppo di ricercatori inglesi, ha incluso 95 studi per un totale di 2.521.300 pazienti. Tra le complicanze specifiche chirurgiche, le SSI rappresentano un punto critico: la prevalenza a 30 giorni era pari all’1,69%, mentre le infezioni profonde del sito chirurgico raggiungevano lo 0,98%. Accanto alle infezioni del sito chirurgico, la revisione ha valutato un ampio spettro delle complicanze chirurgiche. A 30 giorni, il reintervento aveva una prevalenza del 2,31%. A 365 giorni, la dislocazione protesica raggiungeva l’1,11%, il fallimento della sintesi l’1,77% e le fratture periprotesiche o peri-impianto il 2,23%. La revisione ha considerato anche le complicanze sistemiche sviluppate entro i primi 30 giorni: il danno renale acuto presentava una prevalenza dell’1,21%, mentre la necessità di trasfusione interessava il 25,55% dei pazienti. Tra gli eventi cardiovascolari e respiratori si registravano uno 0,79% di ictus, un 4,08% di infezioni delle basse vie respiratorie e un 1,98% di infarto miocardico. Le infezioni delle vie urinarie rappresentavano il 7,01% dei casi, mentre il tromboembolismo venoso il 2,15%.
Il quadro complessivo suggerisce che le complicanze dopo chirurgia per frattura dell’anca siano frequenti e spesso interconnesse. Le SSI, pur non rappresentando la percentuale più elevata, assumono particolare rilevanza clinica per il loro impatto sul rischio di reintervento, sulla durata del recupero e sull’outcome funzionale del paziente anziano. Gli autori della revisione evidenziano inoltre un’ampia variabilità qualitativa tra gli studi inclusi. Tale eterogeneità rende difficile una valutazione uniforme delle complicanze e sottolinea la necessità di un monitoraggio routinario tramite registri dedicati e studi clinici metodologicamente rigorosi.
Fonte: The bone & joint journal, 2025
https://boneandjoint.org.uk/Article/10.1302/0301-620X.107B2.BJJ-2024-0251.R1