Prevalenza e determinanti di diagnosi tardiva di HIV, confronto tra prima e dopo pandemia

La prevalenza e i determinanti di diagnosi tardiva (LD) e di presentazione dell’AIDS (AIDS-P) in Italia sono rimasti stabili prima e dopo la pandemia di COVID-19. Tuttavia, la manifestazione tardiva della malattia continua ad avere un pesante impatto sulla mortalità, sottolineando l’urgente necessità di rafforzare i test precoci e di un tempestivo collegamento alle cure. Lo mostra una ricerca coordinata da Giulia Micheli, dello Spallanzani di Roma. I risultati dello studio sono stati pubblicati sull’International Journal of Infectious Diseases.

La pandemia di COVID-19 ha avuto un profondo impatto sui servizi sanitari. Lo studio ha valutato l’impatto della pandemia sull’incidenza, le caratteristiche e gli esiti della diagnosi tardiva di HIV in Italia. Il team ha incluso tutte le persone con HIV (PWH) arruolate nello studio ICONA nel periodo 2016-2019 (pre-pandemia) e 2021-2024 (post-pandemia) e a cui era stata diagnosticata l’infezione da HIV entro 3 mesi dall’arruolamento. La diagnosi tardiva (LD) è stata definita come CD4 <350 cellule/mm³ o un evento che definisce l’AIDS (ADE) entro tre mesi dalla diagnosi di HIV; la presentazione di AIDS (AIDS-P), invece, era presente se vi era un ADE al momento della diagnosi.

Tra 5.724 PWH di nuova diagnosi, il 56% è stato arruolato prima della pandemia e il 44% dopo la pandemia. Complessivamente, il 58% si è presentato tardivamente e il 13% come AIDS-P, con percentuali stabili nei due periodi. I fattori di rischio per LD – sesso femminile, età avanzata, nazionalità straniera, trasmissione eterosessuale, basso livello di istruzione e disoccupazione – sono rimasti costanti, senza interazioni significative nel tempo. Durante il follow-up, si sono verificati 151 decessi. LD e in particolare AIDS-P sono stati associati a un aumento sostanziale della mortalità per tutte le cause rispetto alle non LD, in particolare entro il primo anno dalla diagnosi. Infine, non è stato osservato alcun eccesso di rischio per la mortalità non correlata all’AIDS.

Fonte: Int J Infect Dis 2026

https://www.ijidonline.com/article/S1201-9712(26)00072-X/fulltext

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