Asma: scoperta una nuova “scintilla” infiammatoria
Per anni, l’asma è stata attribuita ai leucotrieni, molecole infiammatorie che restringono le vie respiratorie. Ma un nuovo studio pubblicato […]
Per chiarire meglio la relazione tra guerra ed esiti respiratori, la Task Force dell’European Academy of Allergy and Clinical Immunology (EAACI) ha condotto una revisione sistematica con meta-analisi, con l’obiettivo di sintetizzare in modo quantitativo le evidenze disponibili su diverse esposizioni legate ai conflitti.
Gli autori hanno raccolto e messo in comune i dati riferiti a molteplici fattori di esposizione in tempo di guerra, includendo componenti occupazionali, ambientali e psicologiche. Nel complesso sono stati inclusi 48 studi, corrispondenti a 90 misure di effetto. Tra le esposizioni considerate, il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) correlato alla guerra ha mostrato l’associazione più forte con gli esiti dell’asma (odds ratio, OR: 2,25; intervallo di confidenza, IC 95%:1,04 – 4,89). Subito dopo si colloca l’aver vissuto almeno un evento potenzialmente letale (OR: 1,96; IC 95%: 1,18–3,26). Anche la depressione risulta significativamente legata agli esiti asmatici (OR: 1,56; IC 95%: 1,02–2,37). Le analisi per sottogruppi indicano che anche le esposizioni ambientali si associano a un aumento del rischio di asma (OR: 1,64; IC 95%: 1,32–2,04). Tuttavia, questo effetto risulta attenuato quando i modelli includono le variabili psicologiche, suggerendo un ruolo rilevante dei fattori legati al trauma.
Nel complesso, i risultati pubblicati nel 2026 su Allergy mostrano che eventi e conflitti bellici possono aumentare la prevalenza dell’asma e gli esiti associati alla malattia. In questo contesto, la gestione dei sintomi asmatici, della funzionalità polmonare e della salute mentale appare fondamentale, soprattutto nelle persone che hanno sperimentato traumi psicologici in zone di guerra.
Fonte: Allergy. 2026
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/all.70038