Ventilazione non invasiva nelle esacerbazioni acute dell’asma
Ventilazione non invasiva nelle esacerbazioni acute dell’asma Un gruppo di studiosi ha voluto chiarire gli effetti della ventilazione non invasiva […]
“L’esposizione a livelli elevati di PM2.5 o NO2 nell’aria ambiente potrebbe rappresentare un altro fattore di rischio per lo sviluppo dell’asma in età adulta”, affermano i ricercatori canadesi autori dello studio pubblicato su The Lancet Planetary Healt nel 2024. L’obiettivo degli studiosi era quello di indagare il legame tra specifici inquinanti atmosferici e il rischio di insorgenza dell’asma nell’adulto, una relazione ancora poco chiara in letteratura. Per farlo, il team ha condotto una revisione sistematica e una meta-analisi di 25 studi osservazionali che riportavano nuovi casi di asma insorti a partire dai 18 anni e che consideravano come fattori di esposizione ambientale il particolato fine (PM2.5), il biossido di azoto (NO2), l’ozono (O3) e il biossido di zolfo (SO2).
Dall’analisi è emerso che ogni incremento di 5 μg/m³ di PM2.5 è associato a un rischio relativo (RR) di sviluppare asma pari a 1,07 (intervallo di confidenza al 95%: 1,01–1,13), mentre per ogni aumento di 10 μg/m³ di NO2 il rischio sale a 1,11 (IC 95%: 1,03–1,20). Al contrario, non è stata rilevata un’associazione significativa tra l’aumento delle concentrazioni di ozono e l’incidenza dell’asma in età adulta (per ogni 60 μg/m³ di O3, RR aggregato 1,04; IC 95%: 0,79–1,36). Gli autori segnalano inoltre un’elevata eterogeneità tra gli studi analizzati (I² = 88% in tutte le analisi).
Alla luce di questi risultati, i ricercatori concludono che l’esposizione a concentrazioni più elevate di PM2.5 e NO2 potrebbe effettivamente contribuire al rischio di sviluppare asma in età adulta. Tuttavia, l’eterogeneità degli studi inclusi impone cautela nell’interpretazione dei dati. Le evidenze sull’ozono risultano ancora inconcludenti, mentre quelle sul biossido di zolfo sono insufficienti. Per rafforzare la solidità e la rappresentatività delle stime aggregate, sono necessarie ulteriori ricerche primarie, condotte con metodologie e criteri di reporting armonizzati.
Fonte: The Lancet. Planetary health
https://www.thelancet.com/journals/lanplh/article/PIIS2542-5196(24)00279-1/fulltext