Pandemia e cancro: negli USA oltre 17.000 decessi in più in soli due anni

Le interruzioni del sistema sanitario causate dalla pandemia di COVID-19 hanno lasciato un segno profondo nella lotta contro il cancro. Sebbene il ritardo nelle diagnosi sia un fenomeno già noto, un nuovo studio di coorte basato sulla popolazione ha quantificato per la prima volta l’impatto di questi disservizi sulla sopravvivenza a breve termine negli Stati Uniti. I risultati, usciti nel 2026 su JAMA oncology, evidenziano come le interruzioni dei servizi sanitari abbiano causato un peggioramento tangibile della sopravvivenza a breve termine per i pazienti che hanno ricevuto una diagnosi di cancro durante i primi due anni della pandemia.

L’analisi ha coinvolto oltre un milione di individui: 473.781 diagnosticati nel 2020 e 534.231 nel 2021. Il dato più allarmante riguarda l’eccesso di mortalità: si stima che le riduzioni dei tassi di sopravvivenza abbiano causato 17.390 decessi correlati al cancro in più rispetto a quanto atteso, con un incremento del 13,1% entro un solo anno dalla diagnosi. Il decremento della sopravvivenza specifica per causa (CSS) a un anno ha colpito in modo differente a seconda dello stadio della malattia al momento della diagnosi. Per chi ha ricevuto una diagnosi in fase precoce, la riduzione della probabilità di essere vivi dopo dodici mesi è stata dello 0,44% nel 2020 e dello 0,27% nel 2021. Tuttavia, lo scenario appare molto più critico per i pazienti con diagnosi in stadio avanzato, dove la sopravvivenza è crollata dell’1,34% nel primo anno di pandemia e dell’1,20% nel secondo. Questo scarto suggerisce che, mentre per i tumori iniziali c’è stato un minimo margine di resistenza ai ritardi, per i casi più gravi ogni settimana di assistenza mancata ha avuto un peso determinante e drammatico. Inoltre, particolarmente colpiti sono risultati gli over 65 e le persone appartenenti a minoranze etniche (nativi americani, asiatici o delle isole del Pacifico), con riduzioni della sopravvivenza superiori a un punto percentuale per le diagnosi in stadio avanzato. Anche la tipologia di tumore ha giocato un ruolo chiave: per il cancro all’esofago in stadio precoce, la sopravvivenza è scesa drasticamente di oltre 3,5 punti in entrambi gli anni, mentre cali significativi hanno interessato il tumore del colon-retto (stadio precoce) e della prostata (stadio avanzato).

In conclusione, lo studio conferma che le pesanti interferenze nell’assistenza oncologica durante il biennio 2020-2021 hanno compromesso i risultati clinici, evidenziando la fragilità dei percorsi di cura di fronte a emergenze globali.

Fonte: JAMA oncology, 2026 

https://jamanetwork.com/journals/jamaoncology/fullarticle/2844749

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