Testing reflex dei biomarcatori: percorsi oncologici più rapidi e maggiore accesso alle terapie mirate

Il testing reflex dei biomarcatori, cioè l’avvio automatico dei test molecolari o immunoistochimici al momento della diagnosi patologica, può ridurre i tempi dei percorsi oncologici e favorire un accesso più tempestivo alle terapie guidate dai biomarcatori. Lo indica una revisione sistematica pubblicata su Future Oncology, che ha analizzato l’impatto del testing reflex rispetto ai modelli tradizionali avviati su richiesta del clinico.

La revisione ha incluso 32 studi e ha valutato tre indicatori principali: tempi di refertazione, intervallo tra diagnosi e avvio del test, e tempo all’inizio del trattamento. L’obiettivo era verificare se un workflow di laboratorio più proattivo potesse ridurre ritardi diagnostici e terapeutici nei percorsi di oncologia di precisione.

Il carcinoma polmonare non a piccole cellule, NSCLC, era il setting più rappresentato, con 20 studi inclusi. In questo contesto, il testing reflex ha ridotto i tempi di refertazione di 1-38 giorni, abbreviato gli intervalli di richiesta o avvio del test di 13-29 giorni e anticipato l’inizio del trattamento di 1-44 giorni.

Il beneficio organizzativo si è tradotto anche in un maggiore utilizzo delle terapie di prima linea guidate dai biomarcatori, con incrementi compresi tra il 10% e il 47%. Questo dato è particolarmente rilevante nel NSCLC, dove la disponibilità tempestiva del profilo molecolare è decisiva per scegliere correttamente tra terapie target, immunoterapia e chemioterapia.

La revisione ha incluso anche studi su tumori cutanei, esofagei, mammari, ovarici, colorettali e neoplasie ematologiche. Nei diversi setting, il testing reflex è risultato associato a una maggiore adesione ai test, con incrementi compresi tra il 7% e il 50%, e a una riduzione dei fallimenti analitici del 10-14%.

L’entità del beneficio, tuttavia, varia in modo significativo. A influenzare i risultati sono il tipo di tumore, il pannello di biomarcatori richiesto, la disponibilità di tessuto, la rapidità del laboratorio, il coordinamento tra anatomia patologica e oncologia, e la presenza di procedure condivise all’interno del centro.

Nel complesso, la revisione indica che il testing reflex è un modello efficace per rendere più rapidi e standardizzati i percorsi di diagnosi molecolare. Il suo valore principale non sta solo nell’accorciare i tempi, ma nel ridurre il rischio che il test venga richiesto tardi, eseguito in modo incompleto o perso nel passaggio tra diagnosi istologica e decisione terapeutica.

Il dato va però interpretato con prudenza. La revisione documenta un miglioramento dei processi, ma non dimostra in modo diretto un impatto su sopravvivenza, controllo di malattia o qualità di vita. Inoltre, gli studi inclusi sono eterogenei per disegno, contesto sanitario, tumore analizzato e modalità di implementazione.

Per la pratica clinica, il messaggio è concreto: nei tumori in cui la scelta terapeutica dipende da biomarcatori, il testing reflex può accelerare la presa in carico e aumentare la probabilità che il paziente riceva tempestivamente il trattamento più appropriato. Per una diffusione sostenibile servono però protocolli locali chiari, governance multidisciplinare, risorse di laboratorio adeguate e valutazioni clinico-economiche specifiche per ciascun setting oncologico.

Fonte: Future Oncology, 2026

https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/14796694.2026.2642220

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