Cancro avanzato: psiche e prognosi percepita associate all’accettazione della malattia

Nei pazienti anziani con tumori solidi o linfomi avanzati, l’accettazione serena della malattia sembra dipendere soprattutto dallo stato psicologico del paziente, dalla sua percezione della prognosi e da alcune caratteristiche del caregiver. Lo indica un’analisi pubblicata sul Journal of Pain and Symptom Management, che ha valutato i fattori associati alla peaceful acceptance of illness in una popolazione oncologica anziana e fragile.

L’analisi ha incluso 333 coppie paziente-caregiver. I pazienti avevano età pari o superiore a 70 anni, con media di 76,8 anni, tumori solidi o linfomi incurabili in stadio III/IV e almeno una compromissione rilevata attraverso valutazione geriatrica. I caregiver avevano un’età media di 66,6 anni. Le neoplasie più rappresentate erano tumore del polmone, 27%, tumori gastrointestinali, 26%, e tumori genitourinari, 16%.

L’accettazione della malattia è stata misurata con la scala PEACE, composta da 5 item e con punteggio compreso tra 5 e 20. Un punteggio più alto indica una maggiore accettazione serena della malattia. Nella popolazione analizzata, il punteggio medio è stato pari a 17,4, suggerendo un livello complessivamente elevato di accettazione.

Attraverso un modello di regressione lineare multivariabile, gli autori hanno identificato alcuni fattori significativamente associati ai punteggi PEACE. La presenza di compromissione psicologica nel paziente è risultata associata a una minore accettazione della malattia, con coefficiente di regressione b=-0,92 (IC 95%: da -1,56 a -0,29).

Anche una aspettativa di vita percepita come più breve dal paziente stesso è risultata associata a punteggi PEACE più bassi, con b=-1,06 (IC 95%: da -2,06 a -0,06). Questo dato suggerisce che il modo in cui il paziente interpreta la propria prognosi può influenzare il vissuto psicologico della malattia avanzata.

Un risultato particolare riguarda il caregiver: un livello di istruzione pari o inferiore al diploma di scuola superiore è risultato associato a punteggi PEACE più alti, con b=0,90 (IC 95%: 0,32-1,49). Il dato va interpretato con cautela, perché non implica automaticamente un rapporto causale e potrebbe riflettere differenze culturali, comunicative, relazionali o di aspettative rispetto alla malattia.

Nessuna delle variabili relative all’oncologo curante, inclusa la fiducia nella gestione del paziente, ha mostrato un’associazione statisticamente significativa con l’accettazione serena della malattia.

Nel complesso, lo studio indica che l’accettazione della malattia negli anziani con cancro avanzato è un fenomeno legato soprattutto alla sfera psicologica del paziente, alla percezione della prognosi e al contesto caregiver-paziente, più che alle caratteristiche dell’oncologo.

Il dato non significa che la relazione con il clinico sia irrilevante, ma che, in questa analisi, le variabili misurate relative all’oncologo non spiegavano in modo significativo le differenze nei punteggi PEACE.

Per la pratica clinica, il messaggio è concreto: nei pazienti anziani con malattia oncologica avanzata, valutare distress psicologico, percezione della prognosi e bisogni del caregiver può aiutare a identificare chi potrebbe avere maggiore difficoltà ad accettare la malattia.

Gli autori suggeriscono che interventi triadici, rivolti cioè a paziente, caregiver e team curante, potrebbero contribuire a migliorare la qualità delle cure, soprattutto se centrati su supporto psicologico, comunicazione prognostica realistica e pianificazione condivisa dell’assistenza.

Fonte: Journal of Pain and Symptom Management, 2026

https://www.jpsmjournal.com/article/S0885-3924(25)00897-8/fulltext

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