Tumore al seno: formazione scolastica carente e scarsa evidenza sugli interventi educativi
Il dibattito sull’ottimizzazione dello screening del carcinoma mammario si arricchisce di nuove evidenze grazie a uno studio clinico […]
Una revisione sistematica con meta-analisi, resa nota sulla rivista Cancers nel 2025, ha indagato il legame tra le abitudini tabagiche e le prospettive di sopravvivenza dei pazienti affetti da NMSC. L’analisi, condotta da un gruppo di ricerca italiano, si è concentrata esclusivamente su pazienti con diagnosi di NMSC confermata istologicamente, valutando statisticamente l’associazione tra il consumo di tabacco e la sopravvivenza.
I dati emersi dall’analisi di cinque studi evidenziano che essere fumatori attivi – o aver fumato abitualmente in passato – al momento della diagnosi si traduce in una sopravvivenza globale significativamente peggiore rispetto ai non fumatori. Nello specifico, il rischio di mortalità calcolato è più del doppio: mostra un valore di hazard ratio (HR) sintetico pari a 2,42. Questa tendenza negativa trova conferma anche quando si analizza l’intensità dell’esposizione, misurata in numero di sigarette giornaliere o “pacchetti-anno” (l’unità che calcola il consumo cumulativo nel tempo). In questo caso, il valore di rischio si attesta su un HR di 2,44, ribadendo la solidità del legame statistico.
Nonostante il tumore cutaneo non melanoma sia caratterizzato da una prognosi generalmente eccellente, il fumo di sigaretta si conferma un fattore prognostico fortemente negativo. Secondo gli esperti, è ragionevole ipotizzare che questo impatto sfavorevole non sia dovuto necessariamente a una maggiore aggressività del tumore cutaneo in sé, quanto piuttosto all’aumentato rischio di sviluppare altre patologie letali correlate al tabagismo. In quest’ottica, i risultati della ricerca sottolineano una necessità impellente: integrare sistematicamente programmi di supporto per la cessazione del fumo nei protocolli di gestione ordinaria del paziente oncologico dermatologico. Smettere di fumare, dunque, non è solo una strategia di prevenzione, ma una componente essenziale della terapia stessa.
Fonte: Cancers, 17(22), 3670.
https://doi.org/10.3390/cancers17223670