Tumore del colon-retto: il potenziale ruolo dei farmacisti nella prevenzione
Nonostante la disponibilità di strategie di screening consolidate, il tumore del colon-retto continua a rappresentare una sfida sanitaria globale rilevante, […]
Alcuni ricercatori del Salk Institute, del UNC Lineberger Comprehensive Cancer Center e della UC San Diego, hanno identificato meccanismi genetici chiave che permettono alle cellule T CD8 “killer” di recuperare la loro capacità di combattere i tumori. Queste cellule immunitarie fondamentali possono infatti diventare difensori duraturi o entrare in uno stato “indebolito”, comune in infezioni croniche e tumori solidi.
Lo studio, pubblicato da Nature, ha mostrato che disattivando solo due geni, ZSCAN20 e JDP2, le cellule T esauste possono ripristinare la loro attività antitumorale mantenendo la memoria immunitaria a lungo termine. Gli scienziati hanno costruito un atlante genetico dettagliato degli stati delle cellule T, che permette di distinguere le cellule protettive da quelle disfunzionali e apre la strada a terapie cellulari più precise.
Questa scoperta potrebbe migliorare l’efficacia di trattamenti come la CAR T cell therapy e l’adoptive cell transfer, oltre a offrire nuove strategie per affrontare i tumori solidi e le malattie croniche. Nei prossimi studi, il team prevede di combinare tecniche sperimentali avanzate con modelli computazionali guidati dall’IA per sviluppare cellule T programmabili con maggiore precisione funzionale.
Fonte: Nature 2026
https://www.nature.com/articles/s41586-025-09989-7