BPCO: il timing della riabilitazione incide su ricoveri e capacità funzionale
Iniziare la riabilitazione polmonare entro due settimane dalla dimissione riduce drasticamente il rischio di nuove ospedalizzazioni e migliora la qualità […]
Alcuni ricercatori brasiliani, in una pubblicazione del 2026 su Pediatric pulmonology, hanno concluso che i bambini affetti da asma presentano livelli sierici di vitamina D inferiori rispetto ai coetanei sani, e tali livelli sono inversamente associati alla gravità dell’asma e alle IgE totali.
L’indagine, che ha coinvolto complessivamente 7.780 partecipanti tra i 2 e i 18 anni attraverso l’analisi di 41 studi, ha evidenziato come i soggetti asmatici presentino concentrazioni sieriche di 25-idrossivitamina D significativamente ridotte rispetto ai coetanei sani (differenza media=-4,89 ng/mL). Tale evidenza supporta l’ipotesi che la vitamina D svolga un ruolo immunomodulatore essenziale sui processi infiammatori bronchiali, sebbene la forza di tale associazione vari sensibilmente in base alla gravità della patologia. L’asma grave, infatti, è associata a livelli inferiori di vitamina D rispetto alla patologia in forma lieve (-4,21 ng/mL; IC 95% da -6,43 a -1,98; p = 0,0002). Sul piano dei biomarcatori, lo studio ha rilevato una correlazione inversa moderata con le IgE totali, mentre non sono emerse evidenze statisticamente rilevanti circa il rapporto con la conta degli eosinofili o i livelli di IL-10. Nonostante la rilevanza di questi dati, l’analisi ha mostrato risultati meno lineari per quanto riguarda la funzionalità polmonare e il controllo quotidiano della malattia; infatti, la correlazione con il FEV1 è risultata debole e non significativa, così come non sono state osservate discrepanze sostanziali tra i livelli di vitamina D nei pazienti con asma controllato rispetto a quelli non controllati.
La ricerca sottolinea l’esistenza di un legame critico tra la carenza di vitamina D e il profilo clinico dell’asma in bambini e adolescenti. Tuttavia, in considerazione dell’elevata eterogeneità riscontrata tra i diversi studi inclusi, gli scienziati considerano fondamentale condurre ulteriori ricerche cliniche per determinare con certezza se interventi di integrazione mirata possano effettivamente tradursi in un miglioramento tangibile degli outcome immunologici e delle prestazioni respiratorie nella popolazione pediatrica.
Fonte: Pediatric pulmonology, 2026
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ppul.71541