Esposizione professionale a cancerogeni nei vigili del fuoco: nuove strategie di decontaminazione per i volontari

L’esposizione professionale ad agenti cancerogeni rappresenta una criticità epidemiologica rilevante per i vigili del fuoco, che presentano un rischio aumentato di sviluppare alcune neoplasie rispetto alla popolazione generale. Una revisione sistematica statunitense, pubblicata su Journal of Occupational Health nel 2026, ha analizzato i principali fattori di rischio e le strategie di mitigazione, proponendo un modello di decontaminazione specifico per i vigili del fuoco volontari.

Gli autori hanno selezionato 37 documenti tra articoli peer-reviewed, report internazionali e materiali formativi di alta qualità. L’obiettivo era duplice: sintetizzare le attuali conoscenze su esposizione occupazionale e prevenzione oncologica e, allo stesso tempo, individuare le lacune dei protocolli operativi in uso.

Dall’analisi sono emersi cinque pilastri tematici fondamentali: incidenza e mortalità oncologica tra i vigili del fuoco; fonti di esposizione occupazionale, come sottoprodotti della combustione, gas di scarico diesel e PFAS; pratiche di prevenzione di base; igiene e manutenzione dei dispositivi di protezione individuale (DPI); modelli di decontaminazione nelle stazioni.

Lo studio pone un accento particolare sulla pericolosità delle sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS), presenti sia in alcune schiume antincendio sia nei dispositivi di protezione. La persistenza di queste sostanze, insieme all’esposizione ai residui della combustione e ad altri contaminanti occupazionali, contribuisce a un rischio cronico che rende indispensabili interventi sistematici di riduzione della contaminazione dopo ogni intervento.

L’aspetto più innovativo della revisione riguarda il gap individuato nella protezione dei vigili del fuoco volontari che operano in aree rurali o decentrate. Questi operatori spesso intervengono con mezzi propri, rischiando di trasportare attrezzature contaminate vicino a oggetti personali, alimenti o familiari, estendendo così la catena di esposizione.

Per colmare questa lacuna, gli autori propongono lo Schutte Model, un framework procedurale pensato per adattare le migliori pratiche di decontaminazione anche a contesti con risorse limitate. Il modello mira a ridurre il trasferimento di agenti cancerogeni dai DPI e dalle attrezzature contaminate agli ambienti civili, aumentando la sicurezza anche lontano dalle strutture professionali attrezzate.

La revisione sottolinea quindi l’urgenza di adottare strategie di prevenzione inclusive e accessibili. Secondo gli autori, è necessario un cambiamento culturale e operativo affinché la tutela della salute oncologica diventi uno standard condiviso per tutti i vigili del fuoco, indipendentemente dal contesto geografico o dal tipo di servizio, professionale o volontario.

Fonte: Journal of occupational health, 2026

https://academic.oup.com/joh/article/68/1/uiag013/8509912

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