Preabilitazione oncologica: cosa favorisce davvero l’aderenza dei pazienti

Valutazioni strutturate, interventi personalizzati, automonitoraggio e tele-preabilitazione possono favorire l’aderenza dei pazienti oncologici ai programmi di preabilitazione. Lo indica una revisione sistematica con meta-aggregazione qualitativa pubblicata sul Journal of Clinical Nursing, che ha analizzato le esperienze dei pazienti per identificare barriere, facilitatori e preferenze legate al completamento dei percorsi preoperatori.

Lo studio, condotto da ricercatori cinesi, ha incluso 25 articoli e ha utilizzato il Theoretical Domains Framework per organizzare i fattori che influenzano l’aderenza alla preabilitazione. L’analisi ha individuato otto ambiti principali: conoscenza, rinforzo, convinzioni sulle conseguenze, convinzioni sulle proprie capacità, contesto ambientale e risorse, influenza sociale, emozioni e regolazione comportamentale.

Tra le principali barriere emergono la bassa percezione delle proprie capacità fisiche, gli ostacoli logistici e organizzativi, la limitata disponibilità di risorse e il peso emotivo legato alla diagnosi e all’imminente intervento chirurgico. Ansia, paura e difficoltà pratiche possono trasformare la preabilitazione in un ulteriore carico per pazienti già fragili.

I facilitatori, al contrario, includono una chiara comprensione dei benefici del percorso, il rinforzo derivante dai progressi osservati, la fiducia nel recupero, il supporto di familiari e professionisti sanitari e una migliore regolazione emotiva e comportamentale. I pazienti mostrano inoltre una preferenza per programmi flessibili, adattabili alle proprie condizioni fisiche e organizzative, sostenuti da un accompagnamento interpersonale adeguato.

Nel complesso, l’aderenza alla preabilitazione non dipende da un singolo fattore, ma dall’interazione dinamica tra capacità percepite, contesto logistico, supporto sociale, stato emotivo e comprensione del valore dell’intervento. Per questo, gli autori suggeriscono di integrare nei programmi valutazioni iniziali non solo fisiche, ma anche psicologiche e pratico-organizzative.

La tele-preabilitazione può rappresentare uno strumento utile per ridurre le difficoltà legate agli spostamenti, migliorare l’accesso alle risorse e rafforzare l’autoefficacia del paziente. Tuttavia, non va presentata come soluzione automatica: il suo valore dipende dalla qualità del supporto, dalla semplicità degli strumenti e dalla capacità di personalizzare il percorso.

In conclusione, la revisione indica che i programmi di preabilitazione oncologica funzionano meglio quando sono costruiti attorno al paziente, non solo attorno al protocollo. Screening iniziale, personalizzazione, automonitoraggio, supporto emotivo e opzioni da remoto possono aumentare la probabilità che il paziente completi il percorso e arrivi alla chirurgia in condizioni migliori.

Fonte: Journal of Clinical Nursing, 2026

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/jocn.17853

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