RFA per metastasi da carcinoma renale: esiti incoraggianti, ma servono confronti diretti con la chirurgia

L’ablazione con radiofrequenza, RFA, può rappresentare un’opzione mini-invasiva sicura e potenzialmente efficace per il trattamento delle metastasi da carcinoma renale. Lo indica una revisione sistematica pubblicata sull’Irish Journal of Medical Science, che ha valutato fattibilità, sicurezza ed esiti oncologici della RFA nella malattia metastatica da carcinoma a cellule renali.

La revisione ha incluso 7 studi, per un totale di 752 pazienti sottoposti complessivamente a 961 sessioni di RFA su 1.423 metastasi. Quattro studi erano coorti retrospettive monocentriche, due coorti retrospettive multicentriche e uno studio prospettico monocentrico.

Il follow-up medio variava da 10 a 61 mesi, mentre le dimensioni medie delle lesioni trattate andavano da 12 a 79 mm. Le sedi metastatiche comprendevano soprattutto il polmone, ma anche fegato, pancreas, surrene, encefalo e tiroide.

Sul piano degli esiti oncologici, la sopravvivenza globale a 5 anni dopo RFA variava dal 50% al 100%, con risultati considerati dagli autori accettabili e in linea con quelli riportati in letteratura per la metastasectomia chirurgica in pazienti selezionati.

Il profilo di sicurezza appare complessivamente favorevole, ma va interpretato nel contesto delle sedi trattate. Il pneumotorace è risultato la complicanza più frequente, con un rischio complessivo del 30% per metastasi trattata, dato spiegabile dalla predominanza di metastasi polmonari negli studi inclusi. Le complicanze non correlate a pneumotorace sono risultate pari all’1,2%, mentre la mortalità procedurale è stata dello 0,1% per lesione trattata.

Questi dati suggeriscono che la RFA possa essere considerata un’alternativa alla chirurgia in pazienti selezionati, soprattutto quando la metastasectomia risulta tecnicamente complessa, ad alto rischio o non praticabile per sede della lesione, comorbidità o condizioni generali del paziente.

La conclusione, tuttavia, deve restare prudente. La revisione raccoglie studi numericamente limitati, in gran parte retrospettivi, con popolazioni eterogenee, sedi metastatiche diverse e modalità non uniformi di raccolta degli outcome. Non consente quindi di affermare in modo definitivo che la RFA sia equivalente alla chirurgia in termini oncologici.

Nel complesso, la RFA emerge come una strategia mini-invasiva promettente nel trattamento multimodale delle metastasi da carcinoma renale, con esiti oncologici incoraggianti e un profilo di rischio generalmente tollerabile. Saranno però necessari studi più ampi, prospettici e possibilmente comparativi per definire con maggiore precisione il suo ruolo rispetto a metastasectomia chirurgica, radioterapia stereotassica e terapie sistemiche.

Fonte: Irish Journal of Medical Science, 2026

https://link.springer.com/article/10.1007/s11845-025-04192-z

Potrebbe interessarti

Contenuti simili

I più visti