mCRC multiorgano: il debulking aggiunto alla chemioterapia non migliora la sopravvivenza
L’aggiunta del debulking tumorale alla chemioterapia palliativa di prima linea non migliora la sopravvivenza globale nei pazienti con carcinoma colorettale […]
Una maggiore esposizione al selenio è associata a un rischio inferiore del 19% di carcinoma del colon-retto. È quanto emerge da una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2026 su BMC Public Health, che ha valutato la relazione tra livelli di selenio e incidenza della neoplasia.
L’analisi ha incluso 16 studi, comprendenti complessivamente 192.008 partecipanti e 9.807 casi di carcinoma colorettale. Tra gli studi considerati figuravano 2 trial randomizzati, 3 studi prospettici di coorte e 11 studi caso-controllo.
Nell’analisi complessiva, una maggiore esposizione al selenio è risultata associata a una riduzione significativa del rischio di tumore del colon-retto rispetto a livelli più bassi (RR 0,81; IC 95% 0,72-0,91; p < 0,001). L’eterogeneità tra gli studi era tuttavia elevata (I² = 84,5%).
L’associazione inversa è stata confermata negli studi di coorte (RR 0,84; IC 95% 0,78-0,90) e negli studi caso-controllo (RR 0,76; IC 95% 0,64-0,92). Nei trial randomizzati, invece, la stima è risultata pari a RR 0,75 (IC 95% 0,34-1,66) e non ha raggiunto la significatività statistica.
L’analisi in base alla modalità di valutazione dell’esposizione ha mostrato un’associazione significativa per il selenio assunto attraverso la dieta (RR 0,74; IC 95% 0,63-0,86). Le concentrazioni sieriche e i livelli di selenio misurati nelle unghie dei piedi non sono invece risultati significativamente associati al rischio di carcinoma colorettale.
Anche la sede anatomica ha influenzato i risultati. Livelli più elevati di selenio sono risultati associati a un rischio inferiore di tumore del colon (RR 0,81; IC 95% 0,68-0,97), mentre non è emersa un’associazione significativa per il carcinoma del retto (RR 1,05; IC 95% 0,83-1,33).
Nell’analisi geografica, associazioni inverse statisticamente significative sono state osservate nelle popolazioni europee (RR 0,81; IC 95% 0,67-0,98) e dell’Oceania (RR 0,70; IC 95% 0,56-0,87), mentre i risultati non hanno raggiunto la significatività statistica negli studi condotti in Nord America e Asia.
Nel complesso, gli autori concludono che una maggiore esposizione al selenio è associata a un minor rischio di carcinoma colorettale e sottolineano il potenziale ruolo dello stato del selenio come fattore nutrizionale modificabile. I risultati non consentono tuttavia di dimostrare un effetto preventivo causale, anche considerando l’assenza di un’associazione statisticamente significativa nei trial randomizzati e l’elevata eterogeneità dell’analisi complessiva.
Saranno quindi necessari studi prospettici di maggiori dimensioni e trial randomizzati ben disegnati per chiarire l’intervallo ottimale di assunzione di selenio e il suo eventuale ruolo nella prevenzione del carcinoma colorettale.
Fonte: BMC Public Health. 2026
https://link.springer.com/article/10.1186/s12889-026-26379-4