Screening oncologici: inviti multicanale e kit a casa aumentano l’adesione
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Le diete a prevalenza vegetale sono associate a un rischio più basso di alcune neoplasie, soprattutto quando privilegiano alimenti vegetali sani e minimamente processati. Lo indica una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata sull’European Journal of Nutrition, che ha valutato il rapporto tra diversi indici di dieta plant-based e rischio di tumori sito-specifici.
Lo studio, condotto da ricercatori spagnoli, ha incluso 19 studi di coorte e 13 studi caso-controllo. Gli autori hanno analizzato quattro modelli dietetici: l’indice generale di dieta a base vegetale, PDI; il modello pro-vegetariano, PVG; il PDI sano, hPDI; e il PDI non sano, uPDI.
I risultati mostrano che non è sufficiente aumentare genericamente il consumo di alimenti vegetali: è decisiva la qualità degli alimenti scelti. Per ogni incremento di 10 punti del PDI generale e dell’hPDI, è stata osservata una riduzione del rischio per specifiche sedi tumorali.
Nel dettaglio, il rischio di carcinoma mammario si riduce dell’8% con il PDI generale e del 6% con l’hPDI. Per il carcinoma del colon-retto, la riduzione è pari al 5% per entrambi gli indici. Il calo più marcato riguarda il tumore del fegato, con una riduzione del rischio del 17% per il PDI generale e del 23% per l’hPDI.
Al contrario, una dieta plant-based di bassa qualità, misurata attraverso l’uPDI, mostra una tendenza opposta. Un maggiore punteggio uPDI è risultato associato a un aumento del 3% del rischio di carcinoma mammario. Questo indice riflette modelli alimentari ricchi di cereali raffinati, dolci, bevande zuccherate, prodotti vegetali ultra-processati e alimenti poveri di qualità nutrizionale.
Per altre sedi tumorali, le evidenze sono considerate promettenti ma ancora limitate. Gli autori sottolineano che il livello di certezza varia in base al tipo di tumore, al numero di studi disponibili e alla consistenza dei risultati.
Nel complesso, la revisione conferma che il concetto di dieta plant-based non può essere trattato come un blocco unico. Una dieta ricca di frutta, verdura, legumi, cereali integrali, frutta secca e alimenti vegetali poco processati appare associata a un profilo di rischio oncologico più favorevole. Al contrario, un’alimentazione formalmente “vegetale” ma basata su prodotti raffinati o ultra-processati non offre lo stesso potenziale protettivo e, in alcuni casi, può associarsi a un rischio maggiore.
Il messaggio per la prevenzione è quindi pratico: le raccomandazioni nutrizionali non dovrebbero limitarsi a promuovere più alimenti vegetali, ma dovrebbero specificare quali. La priorità va data alla qualità nutrizionale, alla bassa processazione e alla sostituzione progressiva di alimenti poveri di valore nutrizionale con fonti vegetali sane e sostenibili.
Fonte: European Journal of Nutrition, 2026
https://link.springer.com/article/10.1007/s00394-026-03948-2