DNA tumorale circolante nella diagnosi del cancro ovarico
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Un gruppo di ricercatori della Rockefeller University ha identificato un “interruttore nascosto” che permette alle cellule tumorali di resistere a condizioni ambientali estreme e di continuare a crescere anche quando il contesto biologico diventa ostile. La scoperta, pubblicata da Nature Chemical Biology, potrebbe aprire la strada a nuove strategie terapeutiche mirate ai meccanismi di sopravvivenza dei tumori.
Le cellule – sane o malate – devono continuamente adattarsi a stimoli che possono danneggiarle. Nei tumori questo fenomeno è esasperato: mancanza di ossigeno, stress ossidativo, variazioni termiche e instabilità del microambiente sono la norma. Eppure le cellule cancerose riescono a trasformare lo stress in vantaggio, ricalibrando in tempo reale l’attività dei geni che ne sostengono la crescita.
Il team guidato da Robert Roeder ha individuato il regista di questo riadattamento: MED1, una subunità del complesso Mediator, da tempo nota per il suo ruolo nella trascrizione dei geni. MED1 è particolarmente rilevante nel carcinoma mammario positivo al recettore degli estrogeni (ER+), una delle forme più diffuse di tumore al seno.
Secondo la ricerca, MED1 funziona come un vero e proprio interruttore regolatorio: quando è acetilata, la proteina sostiene l’attività trascrizionale “di routine”. Ma quando la cellula è sotto stress, entra in gioco SIRT1, che rimuove specifici gruppi acetile da MED1. Questa deacetilazione cambia totalmente le carte in tavola, rendendo MED1 più efficiente nel collaborare con l’enzima chiave della trascrizione, l’RNA polimerasi II.
Il risultato? Le cellule tumorali attivano più rapidamente i geni che servono per proteggerle, sopravvivere e – paradossalmente – crescere più velocemente.
Per confermare la scoperta, i ricercatori hanno ingegnerizzato una versione di MED1 incapace di essere acetilata. Inserita in cellule di carcinoma mammario ER+, ha prodotto esattamente lo stesso effetto della deacetilazione indotta dallo stress: tumori più rapidi nel crescere e più resistenti.
“L’acetilazione e la deacetilazione di MED1 costituiscono un interruttore molecolare che permette alle cellule tumorali di riprogrammare la trascrizione per affrontare condizioni avverse”, spiega Ran Lin, primo autore dello studio. “Nel carcinoma mammario ER+ questa via può essere sfruttata in maniera aberrante per sostenere una crescita anomala. Comprendere questi meccanismi potrebbe guidare lo sviluppo di nuovi farmaci”.
Secondo Roeder, la scoperta si inserisce in un quadro più ampio: quello dei fattori di trascrizione regolati dall’acetilazione, un paradigma già osservato per la proteina p53. “Indagare questi processi fondamentali”, sottolinea, “è ciò che ci permette di individuare nuove opportunità terapeutiche»”
Fonte: Nature Chemical Biology, 2025
https://www.nature.com/articles/s41589-025-02035-7