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Scoperti nei nostri geni da milioni di anni, alcuni virus endogeni umani potrebbero diventare i protagonisti di una nuova generazione di terapie e diagnostica. È quanto emerge da uno studio del LaJolla Institute for Immunology, pubblicato su Science Advances, che ha risolto per la prima volta la struttura tridimensionale di una proteina virale antica chiamata HERV‑K Env, presente nel nostro DNA.
I virus endogeni umani sono frammenti virali integrati nel genoma che, nella maggior parte dei casi, rimangono silenti. Tuttavia, alcune proteine prodotte da questi segmenti possono riattivarsi in condizioni patologiche, come tumori o malattie autoimmuni. La ricerca ha mostrato che la proteina HERV‑K Env forma strutture a trimero, simili ma non identiche a quelle dei virus retrovirali classici, e può comparire sulla superficie di cellule tumorali o immunitarie malate.
Questo apre scenari promettenti: anticorpi mirati contro HERV‑K Env hanno già dimostrato in laboratorio la capacità di riconoscere cellule malate, suggerendo applicazioni future sia per diagnosi precoci, sia per terapie mirate in oncologia e nelle malattie autoimmuni.
“Riuscire a visualizzare questa proteina in tre dimensioni ci permette di capire meglio come interagisce con il sistema immunitario e come possiamo sfruttarla come bersaglio terapeutico”, spiega Erica Ollmann Saphire, coordinatrice dello studio.
I dati derivano dall’analisi di HERV‑K Env in varie fasi della sua conformazione, pre- e post-fusione, usando tecniche avanzate di crio-microscopia elettronica (cryo-EM). Un risultato che, secondo gli autori, potrebbe costituire un punto di svolta nella comprensione dei virus endogeni e nella progettazione di farmaci più selettivi.
Se la strada clinica sarà lunga, la scoperta rappresenta comunque un passo significativo: ciò che una volta era considerato “DNA spazzatura” si trasforma oggi in un possibile alleato della medicina di precisione.
Fonte: Science Advances, 2025
https://www.science.org/doi/10.1126/sciadv.ady8168