Tumori e fertilità maschile: i sei fattori che alimentano il distress riproduttivo
I pazienti oncologici maschi in età riproduttiva riferiscono livelli moderatamente elevati di preoccupazioni legate alla fertilità e alla futura genitorialità. […]
Una umbrella review pubblicata su BMC Medicine ha analizzato l’associazione tra complicanze o fattori di rischio della gravidanza e successivo sviluppo di tumori nelle donne. Lo studio, condotto da un gruppo di ricerca britannico, si inserisce in un progetto più ampio dedicato agli esiti di salute a lungo termine dopo complicanze gestazionali.
Gli autori hanno valutato 25 revisioni sistematiche, escludendo poi quelle sovrapposte o di qualità criticamente bassa. L’analisi finale ha incluso 13 revisioni sistematiche, per un totale di 170 studi primari, e ha riportato associazioni tra 7 complicanze della gravidanza e 17 tipi di tumore.
Il legame più marcato riguarda la gravidanza molare, associata a un rischio oltre quattro volte superiore di neoplasia trofoblastica gestazionale, con OR 4,72 e IC 95% 1,81-12,32. Il diabete mellito gestazionale è risultato associato a un rischio più elevato di tumore della tiroide, con RR 1,28, tumore dello stomaco, con RR 1,43, tumore del fegato, con RR 1,27, e tumori del sangue, con RR 1,48.
Per l’aborto spontaneo, la revisione ha osservato un’associazione con il tumore della tiroide, con OR 1,29, ma non con il tumore della mammella o dell’ovaio. La preeclampsia ha mostrato un quadro differenziato: da un lato una riduzione del rischio di carcinoma mammario, con RR 0,89, dall’altro un aumento del rischio di tumore ovarico, con RR 1,82.
Le altre associazioni sono risultate deboli o non significative. Il parto prematuro ha mostrato un’associazione molto modesta con il tumore della mammella, con OR 1,03 e IC 95% 1,00-1,07. Non sono emerse associazioni significative tra parto cesareo e tumore della cervice uterina, né tra gravidanze multiple e carcinoma mammario.
Nel complesso, la revisione suggerisce che alcune complicanze della gravidanza possano essere associate a specifici esiti oncologici successivi, ma il dato non va trasformato in una lettura causale automatica. Gli autori sottolineano infatti che l’evidenza resta eterogenea e limitata da possibili bias, fattori confondenti residui e qualità metodologica non uniforme delle revisioni incluse. Per questo, serviranno ulteriori studi per chiarire l’effettiva utilità clinica di queste associazioni nella stratificazione del rischio oncologico femminile.
Fonte: BMC Medicine, 2026
https://link.springer.com/article/10.1186/s12916-026-04844-6