Tumori femminili e gravi malattie mentali: meno screening e maggiore mortalità

Le donne con gravi malattie mentali presentano tassi più bassi di adesione allo screening per tumore della mammella e della cervice uterina e, nel caso del carcinoma mammario, un rischio più elevato di mortalità. Lo evidenzia una revisione sistematica pubblicata su Schizophrenia Bulletin, che ha analizzato le disparità nella prevenzione oncologica femminile tra pazienti con disturbo bipolare, schizofrenia o disturbi psicotici correlati.

La revisione, condotta da ricercatori australiani, ha incluso 35 articoli. Ventuno studi hanno documentato una riduzione significativa dell’adesione allo screening per carcinoma mammario o cervicale nelle donne con gravi patologie psichiatriche rispetto alla popolazione generale. Gli odds ratio aggiustati erano compresi tra 0,33 e 0,81, indicando una probabilità sensibilmente inferiore di accesso ai test di prevenzione secondaria.

La riduzione dei tassi di screening è risultata più marcata nelle donne con schizofrenia e disturbi psicotici correlati rispetto a quelle con disturbo affettivo bipolare. Questo dato suggerisce che la gravità e la tipologia della patologia psichiatrica possano influenzare in modo rilevante l’accesso alla prevenzione oncologica.

Undici studi hanno valutato la mortalità correlata al cancro. I risultati indicano un rischio più elevato di decesso per carcinoma mammario nelle donne con gravi malattie mentali, mentre i dati sulla mortalità specifica per carcinoma della cervice uterina sono risultati più contrastanti.

Nel complesso, la revisione segnala una disuguaglianza assistenziale rilevante: le donne con SMI non solo partecipano meno ai programmi di screening, ma possono anche andare incontro a esiti peggiori, almeno per quanto riguarda il tumore al seno. Il dato va però interpretato con cautela, perché la revisione non consente di stabilire automaticamente una relazione causale diretta tra minore screening e maggiore mortalità.

Gli autori sottolineano la necessità di identificare meglio le barriere specifiche che ostacolano l’accesso allo screening in questa popolazione. Tra i possibili fattori rientrano frammentazione tra salute mentale e medicina generale, stigma, difficoltà organizzative, minore continuità assistenziale, problemi di comunicazione e sottovalutazione dei bisogni preventivi.

Per ridurre queste disparità, servono programmi di screening mirati, integrati nei percorsi di cura psichiatrica e adattati alle esigenze delle donne con gravi malattie mentali. Il punto operativo è chiaro: non basta invitare queste pazienti agli screening standard; bisogna costruire percorsi attivi, accompagnati e coordinati, capaci di superare le barriere che oggi le tengono fuori dalla prevenzione.

Fonte: Schizophrenia Bulletin, 2026

https://academic.oup.com/schizophreniabulletin/article-abstract/52/2/sbaf254/8532547

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