Pazienti con cancro gastrico: differenze di genere
Il tumore gastrico rappresenta una rilevante problematica sanitaria a livello mondiale. Sebbene siano state descritte differenze correlate al sesso e […]
Un BMI più elevato tra i 30 e i 65 anni è associato a un aumento del rischio di tumori obesità-correlati, senza che emerga una singola finestra critica netta. Lo indica un’analisi individual participant data pubblicata sull’International Journal of Cancer, condotta nell’ambito del consorzio ABACus 2 su oltre 720.000 partecipanti provenienti da cinque coorti prospettiche.
Lo studio ha seguito i partecipanti per una mediana di 9,85 anni negli uomini e 10,80 anni nelle donne, valutando l’associazione tra BMI in diverse età dell’adulto e rischio oncologico successivo. L’obiettivo era capire se esistano periodi della vita adulta in cui l’eccesso di peso abbia un impatto più marcato sul rischio di tumori associati all’obesità.
Nel complesso, l’associazione tra BMI e tumori obesità-correlati è risultata positiva lungo l’intero intervallo considerato, dai 30 ai 65 anni. Per ogni incremento di 5 kg/m² di BMI, il rischio di tumori correlati all’obesità aumentava nelle diverse fasce d’età analizzate, senza identificare un unico periodo decisivo.
Alcuni segnali suggeriscono però che il BMI tra i 40 e i 50 anni possa avere un peso particolarmente rilevante rispetto al BMI basale sul rischio complessivo. Nelle donne, sono emerse interazioni statisticamente significative a 35 e 40 anni per i tumori obesità-correlati, con hazard ratio per ogni incremento di 5 kg/m² rispettivamente pari a 1,04 (IC 95%: 1,01-1,07) e 1,05 (IC 95%: 1,01-1,09).
Un’interazione significativa è stata osservata anche tra i 35 e i 65 anni per il tumore mammario in post-menopausa, suggerendo che l’adiposità accumulata o mantenuta durante l’età adulta possa contribuire al rischio in modo distribuito nel tempo.
Il dato principale, tuttavia, resta l’assenza di una singola finestra critica. L’aumento del BMI appare associato al rischio oncologico in modo relativamente costante durante l’età adulta, indicando che l’adiposità può contribuire al rischio indipendentemente dal momento in cui si manifesta o persiste.
La conclusione deve restare prudente. Lo studio è osservazionale e non consente di dimostrare un rapporto causale diretto. Inoltre, il BMI è un indicatore semplice ma imperfetto dell’adiposità: non distingue tra massa grassa e massa magra, né descrive distribuzione del grasso corporeo, grasso viscerale o cambiamenti metabolici individuali.
Nel complesso, i risultati rafforzano il messaggio di prevenzione: il controllo del peso non dovrebbe essere rimandato a una fase specifica della vita, ma promosso lungo tutto il corso dell’età adulta. Prevenire l’accumulo di massa grassa già dai decenni centrali può contribuire a ridurre il rischio di tumori obesità-correlati.
Per le politiche di sanità pubblica, il dato suggerisce che gli interventi su alimentazione, attività fisica, ambiente obesogeno e prevenzione dell’aumento ponderale dovrebbero iniziare precocemente e mantenersi nel tempo. L’obiettivo non è individuare “l’età giusta” per intervenire, ma evitare che l’eccesso di peso si consolidi durante l’intera vita adulta.
Fonte: International Journal of Cancer, 2026
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ijc.70464