Livelli di vitamina D in diversi punti temporali fino a 5 anni e rischio di asma pediatrico

Tra le misurazioni effettuate dalla tarda gravidanza fino alla prima infanzia, i livelli di 25-idrossivitamina D (25(OH)D) nel sangue del cordone ombelicale hanno mostrato la più forte associazione, seppure marginale, con il rischio di asma all’età di 5 anni, suggerendo che l’esposizione fetale alla vitamina D è una finestra particolarmente rilevante per lo sviluppo dell’asma. Lo evidenzia, su Pediatric Allergy and Immunology, un gruppo della Chiba University, in Giappone, coordinato da Chisato Hara.

Secondo il team, la vitamina D influenza lo sviluppo immunitario, ma il suo ruolo nell’asma infantile è poco chiaro. I risultati degli studi che esaminano l’esposizione alla vitamina D dalla gravidanza alla prima infanzia in relazione all’asma infantile sono incoerenti e pochi hanno valutato l’esposizione in modo longitudinale. Il team, dunque, ha esaminato lo stato della vitamina D dalla gravidanza alla prima infanzia per identificare la finestra critica per la diagnosi di asma da parte del medico. Tra 205 bambini della Chiba High-Risk Birth Cohort for Allergy, i ricercatori hanno analizzato la 25(OH)D sierica misurata in cinque momenti: sangue materno a 36 settimane di gestazione, sangue del cordone ombelicale alla nascita e sangue del bambino a 1, 2 e 5 anni. L’asma è stata diagnosticata all’età di 5 anni utilizzando i criteri delle linee guida nazionali ed è stata classificata come asma assente, asma sospetta o asma.

Dall’analisi è emerso che le concentrazioni di 25(OH)D nel sangue materno e cordonale erano basse (mediana: 12,0 ng/mL nel sangue materno e 6,0 ng/mL nel sangue cordonale), mentre le concentrazioni postnatali variavano da 21 a 23,4 ng/mL nelle età 1-5 anni. I livelli di 25(OH)D nel sangue cordonale hanno mostrato un’associazione inversa marginale con l’asma (odds ratio aggiustato per 1 ng/mL, 0,801; intervallo di confidenza al 95%: 0,635-1,010). Le concentrazioni di 25(OH)D nel sangue materno e postnatale, inoltre, non hanno mostrato una chiara associazione con il rischio di asma, sebbene le stime abbiano mostrato una tendenza inversa simile.

Fonte: Pediatric Allergy and Immunology 2026

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/pai.70297

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