Obesità addominale e sedentarietà aumentano il rischio di reflusso gastroesofageo

Secondo uno studio pubblicato su Scientific Reports, obesità addominale e comportamento sedentario nel tempo libero sono associati in modo indipendente a un aumento del rischio di malattia da reflusso gastroesofageo.

La malattia da reflusso gastroesofageo è una condizione molto frequente, caratterizzata dal ritorno del contenuto gastrico nell’esofago e da sintomi come pirosi, rigurgito e fastidio retrosternale. Il rischio di svilupparla può essere influenzato da diversi fattori, tra cui peso corporeo, distribuzione del grasso, abitudini alimentari, attività fisica e tempo trascorso in posizione seduta. In particolare, l’obesità addominale può aumentare la pressione intra-addominale e favorire il reflusso, mentre la sedentarietà può contribuire indirettamente attraverso effetti su peso, metabolismo e motilità gastrointestinale. Abbiamo approfondito l’associazione tra obesità addominale, sedentarietà nel tempo libero e rischio di reflusso gastroesofageo, esplorando anche i loro effetti combinati e le possibili interazioni.

I ricercatori hanno utilizzato i dati della UK Biobank, includendo 405.531 partecipanti senza reflusso gastroesofageo al basale. L’obesità addominale è stata definita in base a soglie di circonferenza vita specifiche per sesso. Il tempo sedentario autoriferito nel tempo libero è stato suddiviso utilizzando una soglia di 4,5 ore al giorno, identificata attraverso modelli statistici dose-risposta.

Durante un follow-up mediano di 12,4 anni, sono stati identificati 26.089 nuovi casi di malattia da reflusso gastroesofageo, e l’obesità addominale è risultata significativamente associata a un rischio più alto di reflusso, tanto che per ogni aumento di cinque cm della circonferenza vita, il rischio cresceva del 6%.

Anche la sedentarietà mostrava un’associazione indipendente con il rischio di malattia, e ogni ora aggiuntiva al giorno di tempo sedentario autoriferito era legata a un incremento del 4% del rischio di reflusso gastroesofageo. Queste associazioni rimanevano coerenti anche dopo ulteriori aggiustamenti per potenziali mediatori. L’analisi congiunta ha mostrato che i partecipanti con entrambe le esposizioni, cioè obesità addominale e sedentarietà pari o superiore a 4,5 ore al giorno, presentavano il rischio più elevato, con un hazard ratio pari a 1,42 rispetto ai soggetti senza queste caratteristiche.

Tuttavia, l’analisi dell’interazione additiva non ha fornito evidenza di un effetto sinergico chiaro tra i due fattori. In altre parole, la loro coesistenza identifica un profilo a rischio più alto, ma non sembra amplificare il rischio oltre quanto atteso dalla somma dei singoli effetti.

Le analisi per sottogruppi hanno suggerito che l’associazione tra obesità addominale e reflusso fosse più marcata nelle donne, nei soggetti con meno di 60 anni e nelle persone con indice di massa corporea normale. Quest’ultimo dato è particolarmente interessante perché indica che la distribuzione del grasso corporeo, e non solo il peso complessivo, può avere un ruolo rilevante nel rischio di reflusso. Gli esperti suggeriscono che gli interventi sullo stile di vita non dovrebbero concentrarsi soltanto sul peso corporeo totale, ma anche sull’obesità addominale e sulle abitudini quotidiane di sedentarietà, e sottolineano che agire anche su uno solo di questi elementi potrebbe contribuire a ridurre il rischio di reflusso e il suo impatto sulla qualità di vita.

Fonte: Sci Rep. 2026

https://www.nature.com/articles/s41598-026-60838-7

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