C’è una elevata prevalenza di reflusso gastroesofageo nei bambini con labiopalatoschisi
Da tempo si sospetta che il reflusso gastroesofageo sia frequente nei bambini affetti da labiopalatoschisi, ma la mancanza […]
Un’analisi genetico-epidemiologica pubblicata su Renal Failure ha evidenziato un potenziale legame causale tra la malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE) e la progressione della malattia renale cronica (CKD), suggerendo che tale associazione sia in parte mediata dal diabete mellito di tipo 2 (T2DM) e dall’aumento della pressione arteriosa sistolica. La ricerca offre nuove prospettive sul modo in cui una patologia gastrointestinale apparentemente localizzata possa contribuire, attraverso meccanismi metabolici e infiammatori, al danno renale cronico.
“Il nostro studio dimostra che la MRGE non è soltanto una malattia digestiva, ma un potenziale fattore di rischio sistemico capace di accelerare la progressione della nefropatia cronica” afferma Fanghong Zheng, della Zunyi Medical University di Guizhou, in Cina, primo nome del lavoro.
Lo studio, basato su un disegno di randomizzazione mendeliana bidirezionale e multivariata, ha utilizzato dati di associazione genomica provenienti dai database FinnGen e UK Biobank. Gli autori hanno selezionato varianti genetiche (SNP) associate alla MRGE come strumenti di esposizione per analizzare il loro effetto causale sulla progressione della CKD, fino alle forme più gravi di insufficienza renale e di insufficienza renale terminale in dialisi.
La metodologia ha permesso di ridurre il rischio di confondimento e di causalità inversa, rendendo i risultati più solidi e affidabili. L’analisi ha mostrato che la MRGE aumenta il rischio di CKD del 18%, di insufficienza renale del 23%, e di insufficienza renale terminale con necessità di dialisi del 26%. L’ipotesi di causalità inversa, secondo la quale la CKD potrebbe aumentare il rischio di MRGE, non ha invece trovato conferma. L’analisi a due stadi ha inoltre evidenziato che il diabete di tipo 2 media tra il 14,33% e il 43,24% dell’effetto complessivo della MRGE sulla progressione della CKD, mentre la pressione arteriosa sistolica media una quota aggiuntiva compresa tra il 3,85% e il 5,46%. Secondo gli esperti, questi risultati sottolineano l’importanza di un approccio clinico integrato. “Intervenire precocemente sul controllo glicemico e pressorio nelle pazienti e nei pazienti affetti da MRGE potrebbe ridurre in modo sostanziale il rischio di evoluzione verso la malattia renale cronica” concludono gli autori.
Fonte: Ren Fail. 2025
https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/0886022X.2025.2577842#d1e440