Trend nei patogeni che causano sepsi a insorgenza tardiva in neonati estremamente pretermine
In una coorte di neonati molto pretermine (VPI), l’incidenza di sepsi a insorgenza tardiva (LOS) è diminuita tra il 2010 […]
Un’infezione virale cronica non deve essere considerata un ostacolo assoluto all’avvio delle moderne terapie per la psoriasi. Lo afferma un gruppo dell’Università di Lisbona, in Portogallo, guidato da Gustavo Almeida-Silva, che ha pubblicato una review su Medicina.
La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica immuno-mediata che spesso richiede una terapia sistemica a lungo termine. La coesistenza di infezione da virus dell’immunodeficienza umana (HIV), virus dell’epatite B (HBV) o dell’epatite C (HCV) complica la scelta del trattamento, dal momento che i clinici devono bilanciare il controllo dell’infiammazione cutanea, tenendo conto dei rischi di infezioni opportunistiche, replicazione o riattivazione virale, epatotossicità e interazioni farmacologiche.
La review ha riassunto le evidenze tratte da diverse fonti. Dall’analisi è emerso che nei pazienti con HIV soppresso, conta dei linfociti CD4 stabile o ricostituita, assenza di infezioni opportunistiche attive e un follow-up affidabile, è possibile prendere in considerazione specifici farmaci sistemici, inclusi i biologici, previa valutazione personalizzata del rischio. In caso di infezione da HBV, inoltre, la prevenzione della riattivazione mediante profilassi antivirale o monitoraggio stretto riveste un ruolo centrale. Per l’infezione da HCV, infine, la gestione deve basarsi sullo stadio della fibrosi, sulla presenza di epatite attiva, sulle interazioni farmacologiche e sulle tempistiche di utilizzo degli antivirali ad azione diretta.
Fonte: Medicina 2026
https://www.mdpi.com/1648-9144/62/9/1796