Perché alcuni raffreddori colpiscono più forte di altri
Il rinovirus, responsabile della maggior parte dei raffreddori comuni, non agisce da solo: la gravità dei sintomi dipende […]
Le infezioni del tratto respiratorio inferiore (LRTI) rimangono una delle principali cause di morbilità e mortalità a livello globale, eppure l’identificazione accurata dei patogeni e la stratificazione del rischio continuano a porre sfide cliniche. La lipidomica — l’analisi completa delle specie lipidiche all’interno dei sistemi biologici — è emersa come uno strumento promettente per svelare le interazioni ospite-patogeno e per rivelare nuovi biomarcatori diagnostici e prognostici. Vasiliki E Georgakopoulou e colleghi hanno eseguito una revisione sistematica con l’obiettivo di sintetizzare l’evidenza di 9 studi originali che applicano la profilazione lipidomica basata sulla spettrometria di massa nelle LRTI umane, tra le quali polmonite acquisita in comunità (CAP), polmonite associata a ventilazione (VAP) e malattia da coronavirus 2019 (COVID-19). Attraverso diversi design di studio, tipi di campioni e piattaforme analitiche, sono state osservate alterazioni consistenti nel metabolismo lipidico.
Le perturbazioni nelle classi di fosfolipidi, in particolare le fosfatidilcoline (PC) e le lisofosfatidilcoline (LPC), sono state frequentemente associate alla gravità della malattia e all’attivazione immunitaria. I rapporti PC\LPC e fosfatidiletanolamina (PE)/lisofosfatidiletanolamina (LPE) sono emersi come marcatori di rimodellamento infiammatorio.Gli sfingolipidi — incluse le sfingomieline (SM) e la sfingosina-1-fosfato (S1P) — sono stati identificati come modulatori chiave dell’attivazione dei monociti e dei neutrofili. I mediatori lipidici derivati dagli acidi grassi, come le ossilipine e le acilcarnitine, riflettono risposte immunitarie patogeno-specifiche e disfunzione mitocondriale. Diversi classificatori basati sui lipidi hanno dimostrato una performance diagnostica e prognostica superiore rispetto ai punteggi clinici convenzionali, inclusi il CURB-65 e l’indice di gravità della polmonite.
Tuttavia, una significativa eterogeneità nel design sperimentale, nei flussi di lavoro di identificazione dei lipidi e negli standard di segnalazione limita la comparabilità tra gli studi. Gli Autori concludono che, sebbene i risultati preliminari supportino l’integrazione della lipidomica nella ricerca sulle malattie infettive, sono necessari studi più ampi, multi-omici e longitudinali.
Fonte: Microorganisms. 2025
https://www.mdpi.com/2076-2607/13/9/2190