Cancro gastrico e coinfezione da virus di Epstein-Barr e Helicobacter pylori
Il tumore gastrico (GC) è una neoplasia multifattoriale nella cui eziologia sono stati implicati sia l’Helicobacter pylori (H. pylori) sia […]
Le strategie di invito personalizzate, articolate in più fasi e basate su diversi canali di comunicazione possono aumentare la partecipazione ai programmi organizzati di screening per tumore della cervice uterina, della mammella e del colon-retto. Lo indica una revisione sistematica pubblicata sull’European Journal of Cancer Prevention, condotta da un gruppo di ricerca italiano.
Lo studio ha valutato i trial randomizzati controllati pubblicati a livello internazionale tra il 2010 e il 2021, con la partecipazione allo screening come outcome principale. A partire da 7.790 articoli inizialmente identificati, 29 RCT sono stati sottoposti a valutazione della qualità metodologica. Di questi, 13 presentavano basso rischio di bias, 11 rischio medio e 5 alto rischio di bias; questi ultimi sono stati esclusi dalle analisi successive.
Dalla revisione emerge che gli interventi più promettenti sono quelli che non si limitano a un singolo contatto, ma costruiscono un percorso di invito più strutturato. Tra le strategie associate a un aumento della partecipazione figurano le pre-notifiche, gli approcci interattivi, come counseling e interviste telefoniche, e l’invio diretto a domicilio del kit per il test immunochimico fecale, FIT, o per la ricerca del sangue occulto nelle feci, FOBT, insieme alla lettera di invito.
Il dato sui kit domiciliari è particolarmente rilevante per lo screening colorettale: rendere immediatamente disponibile il test riduce una barriera pratica all’adesione e trasforma l’invito in un’azione più semplice da completare.
Al contrario, alcune strategie comunemente utilizzate hanno mostrato un impatto meno consistente. Il coinvolgimento dei medici di medicina generale, l’invio di promemoria dopo il primo contatto, l’aggiunta di materiale informativo supplementare alla lettera di invito e l’applicazione di modelli teorici comportamentali non hanno prodotto risultati uniformemente favorevoli nei trial inclusi.
Questo non significa che tali interventi siano inutili in assoluto, ma che, presi singolarmente, sembrano meno capaci di modificare l’adesione rispetto a strategie più operative, proattive e multicanale.
Nel complesso, la revisione conferma che il successo dei programmi di screening non dipende solo dalla disponibilità del test, ma anche dal modo in cui la popolazione viene raggiunta, invitata e accompagnata. Inviti chiari, contatti ripetuti, strumenti pratici già disponibili e canali di comunicazione differenziati possono fare la differenza.
Per i decisori sanitari, il messaggio è concreto: per aumentare la partecipazione agli screening oncologici organizzati servono strategie di invito personalizzate, sequenziali e multicanale, adattate al tipo di screening e alla popolazione target. L’obiettivo non è semplicemente informare, ma rendere l’adesione più facile, accessibile e immediata.
Fonte: European Journal of Cancer Prevention, 2026