Le videoconsulenze possono essere più utili del solo monitoraggio remoto nei giovani con diabete di tipo 1

Nei giovani con diabete di tipo 1 e controllo glicemico non ottimale, visite mensili in video possono offrire un beneficio maggiore rispetto al solo monitoraggio remoto asincrono, soprattutto quando è necessario affrontare non solo l’aggiustamento dell’insulina ma anche aspetti comportamentali, tecnologici ed emotivi, secondo uno studio pubblicato su Pediatric Diabetes.

Lo studio parte dall’ipotesi che la telemedicina possa offrire un supporto aggiuntivo ai giovani con diabete di tipo 1 che necessitano di indicazioni frequenti o modifiche terapeutiche. Poiché non è ancora chiaro quale modalità sia più efficace nelle diverse popolazioni, i ricercatori hanno confrontato videoconsulenze sincrone mensili, monitoraggio remoto asincrono e assistenza abituale in giovani con emoglobina glicata persistentemente elevata.

Lo studio randomizzato controllato a tre bracci ha incluso 65 partecipanti di età compresa tra cinque e 18 anni con diabete di tipo 1 noto ed emoglobina glicata (HbA1c) superiore a 8%. Il 57% dei partecipanti disponeva di assicurazione pubblica, il 54% era caucasico e il 26% ispanico o latino.

L’età media era di 13,4 anni, la durata media della malattia di 5,8 anni e l’HbA1c al basale pari a 9,7%. L’utilizzo della tecnologia era già molto elevato; infatti, il 98% dei partecipanti utilizzava il monitoraggio continuo del glucosio e il 77% un microinfusore.

I pazienti sono stati assegnati a videoconsulenze mensili, monitoraggio remoto mensile oppure assistenza standard per sei mesi. Le videoconsulenze duravano mediamente più a lungo rispetto agli incontri di monitoraggio remoto, 29,8 minuti contro 17,2, e affrontavano più frequentemente aspetti ulteriori rispetto alla semplice modifica delle dosi di insulina, tra cui comportamenti di gestione del diabete, uso della tecnologia e supporto emotivo.

Nell’analisi intention-to-treat, il gruppo sottoposto a videoconsulenze mostrava una tendenza verso una HbA1c finale inferiore di circa un punto percentuale rispetto all’assistenza abituale, mentre per il monitoraggio remoto non sono emerse differenze significative. L’aderenza allo studio è stata tuttavia problematica, con un tasso di abbandono del 45% nel gruppo video e del 35% in quello di monitoraggio remoto. I risultati suggeriscono che, nei giovani con HbA1c elevata nonostante un ampio utilizzo della tecnologia, interazioni sincrone e personalizzate potrebbero essere più utili del solo esame dei dati seguito da una comunicazione asincrona.

Fonte: Pediatr Diabetes. 2026
https://www.maxapress.com/article/doi/10.48130/pedi-0026-0007

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