Alterazioni cardiopolmonari persistenti nei pazienti con long Covid

Un’ampia quota di pazienti affetti da long Covid (LC) presenta, fino a un anno dall’infezione da SARS-CoV-2, anomalie cardiopolmonari rilevabili con tecniche di imaging avanzato e associate a modificazioni del profilo proteico plasmatico. È quanto emerge da uno studio prospettico pubblicato sul Journal of Nuclear Medicine (JNM), che ha analizzato in maniera integrata le manifestazioni infiammatorie residue in soggetti con sintomi cardiopolmonari persistenti.

Lo studio ha coinvolto 98 pazienti (età mediana 48,5 anni, 47% uomini) con sintomi cardiopolmonari duraturi da 9 a 12 mesi dopo l’infezione acuta da Covid -19. Il sintomo più frequente era la dispnea (80%), mentre il 27% aveva richiesto ospedalizzazione. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a PET/MRI cardiopolmonare con 18F-FDG, TC polmonare a doppia energia (DECT) e, in un sottogruppo, ad analisi proteomica del plasma. È stato incluso anche un gruppo di controllo, composto da soggetti con pregressa infezione da SARS-CoV-2 ma privi di sintomi cardiopolmonari.

I risultati sono stati significativi: il 90% dei pazienti LC mostrava anomalie alla DECT, in particolare infiltrati polmonari (67%) e alterazioni della perfusione (59%). Alla PET/MRI, il 57% dei soggetti presentava immagini patologiche: nel 24% si rilevava un coinvolgimento miocardico suggestivo di miocardite, nel 22% un pattern compatibile con pericardite, nell’11% un uptake periannulare, e nel 30% un’attività infiammatoria vascolare a livello aortico o polmonare. Nessuno di questi reperti è stato riscontrato nei soggetti del gruppo di controllo.

L’analisi proteica ha inoltre evidenziato differenze significative tra pazienti LC e controlli, nonché tra pazienti LC con PET/MRI alterata e quelli con esame normale, suggerendo una potenziale correlazione tra stato infiammatorio sistemico e danno d’organo subclinico.

In conclusione, lo studio sottolinea l’elevata prevalenza di alterazioni strutturali e infiammatorie cardiopolmonari nei pazienti con LC, che potrebbero rappresentare un rischio evolutivo per complicanze come l’ipertensione polmonare o la patologia valvolare. I risultati indicano la necessità di un monitoraggio clinico e diagnostico prolungato nei pazienti sintomatici post-Covid.

Fonte: Journal of Nuclear Medicine ; D, 2025

https://jnm.snmjournals.org/content/66/7/1126

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