Rischio, prevalenza e sopravvivenza del carcinoma ovarico nelle donne affette da endometriosi
L’endometriosi è associata a un aumento del rischio di carcinoma ovarico epiteliale (EOC), in particolare per i sottotipi a cellule […]
Una revisione sistematica pubblicata sul Journal of the National Cancer Institute ha valutato l’efficacia e il rapporto costo-efficacia dei modelli di stepped care nella gestione dei sintomi correlati alle terapie oncologiche. Nell’analisi sono inclusi 22 studi, per un totale di 4.588 pazienti adulti con tumore o sopravvissuti al cancro, confrontando gli interventi a intensità progressiva con la care as usual.
Nel complesso, la revisione indica che gli approcci stepped-care possono contribuire a ridurre la severità di sintomi come distress psicologico, insonnia e fatigue, oltre a migliorare alcuni indicatori di reattività emotiva e gestione dello stress. In alcuni studi è stata osservata anche una riduzione delle visite in cure palliative, ma questo dato va interpretato con cautela e non come effetto generalizzabile a tutti i contesti clinici.
Il razionale del modello è semplice: offrire inizialmente interventi a bassa intensità, come materiali educativi, auto-aiuto guidato o supporto digitale, e riservare gli interventi più complessi ai pazienti che non rispondono alle prime fasi. Questo consente una gestione più mirata delle risorse e un potenziale miglioramento dell’accessibilità alle cure supportive.
Sul piano economico, quattro studi hanno valutato il rapporto costo-efficacia. Due hanno riportato risultati favorevoli, inclusi risparmi stimati fino a circa 19.991 euro per ogni punto di miglioramento sulla scala HADS e costi cumulativi inferiori di circa 3.950 euro nel gruppo stepped-care rispetto alla care as usual. Tuttavia, gli stessi autori sottolineano che l’evidenza economica resta ancora limitata e non sempre uniforme.
La revisione evidenzia anche alcune criticità metodologiche: basso uptake degli interventi in diversi studi, valutazione incompleta dei sintomi concomitanti e difficoltà nel formulare raccomandazioni definitive per tutti i setting oncologici. Per questo, gli autori indicano la necessità di ulteriori studi sulla sostenibilità a lungo termine, sulla fattibilità dell’implementazione nella pratica clinica reale e sull’adattabilità dei modelli alle diverse popolazioni oncologiche.
Fonte: Journal of the National Cancer Institute,
https://academic.oup.com/jnci/article/118/1/26/8173960