PTG oncologico: i cinque pilastri della crescita post-traumatica nel paziente con cancro

La crescita post-traumatica, o posttraumatic growth, indica i cambiamenti psicologici positivi che possono emergere dopo un’esperienza altamente stressante come la diagnosi e il percorso di cura oncologico. Uno studio pubblicato su Nursing & Health Sciences ha analizzato questo concetto nei pazienti con cancro, con l’obiettivo di chiarirne il significato e offrire una base teorica utile alla pratica infermieristica, alla ricerca e allo sviluppo di interventi psicosociali mirati.

Il lavoro, condotto da ricercatori cinesi, ha preso in esame 39 articoli pertinenti al fenomeno del PTG nei pazienti oncologici. Dall’analisi sono emersi cinque attributi fondamentali che descrivono la crescita post-traumatica in questo contesto: ricostruzione della percezione di sé, rivalutazione delle relazioni interpersonali, rimodellamento delle convinzioni filosofiche, ricostruzione della psicologia positiva ed estensione della dimensione temporale.

La ricostruzione della percezione di sé riguarda il modo in cui il paziente rilegge la propria identità dopo la diagnosi. La malattia può modificare il rapporto con il corpo, con la vulnerabilità e con le proprie capacità, ma può anche favorire una nuova consapevolezza delle risorse personali.

La rivalutazione delle relazioni interpersonali riguarda il cambiamento del legame con familiari, amici, caregiver e professionisti sanitari. Il percorso oncologico può rendere più evidente il valore del supporto ricevuto, ma anche ridefinire priorità, bisogni relazionali e aspettative verso gli altri.

Il rimodellamento delle convinzioni filosofiche comprende la revisione del significato attribuito alla vita, alla malattia, alla sofferenza e al futuro. In alcuni pazienti, l’esperienza oncologica può portare a una maggiore riflessione sui valori personali, sulla spiritualità o sul senso della propria esistenza.

La ricostruzione della psicologia positiva riguarda lo sviluppo di atteggiamenti più orientati alla speranza, alla gratitudine, alla resilienza e alla capacità di trovare significato anche dentro un’esperienza difficile. Questo non significa negare paura, dolore o incertezza, ma riconoscere che possono coesistere con forme di adattamento positivo.

L’estensione della dimensione temporale si riferisce al cambiamento del rapporto con il tempo. Dopo una diagnosi oncologica, il paziente può riorganizzare il proprio sguardo sul passato, sul presente e sul futuro, attribuendo nuovo valore alle priorità quotidiane, ai progetti e alla qualità del tempo vissuto.

Nel complesso, lo studio descrive il PTG come un fenomeno multidimensionale, dinamico e profondamente legato all’esperienza soggettiva della malattia. Non tutti i pazienti sperimentano crescita post-traumatica, e il concetto non deve essere usato per minimizzare l’impatto psicologico del cancro. Al contrario, può aiutare i professionisti a riconoscere anche le traiettorie positive di adattamento che alcuni pazienti sviluppano nel tempo.

Per la pratica clinica, il valore del lavoro sta nel fornire una cornice teorica per costruire interventi infermieristici e psicosociali più sensibili alla dimensione emotiva, relazionale e identitaria del paziente oncologico. Promuovere PTG non significa chiedere al paziente di “essere positivo”, ma creare condizioni di ascolto, supporto, significato e continuità che possano facilitare resilienza, adattamento e benessere psicologico lungo il continuum di cura.

Fonte: Nursing & Health Sciences, 2026

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.1111/nhs.70371

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