Cancro, oltre 20 milioni di nuovi casi l’anno: la sfida globale della prevenzione

Ogni anno nel mondo si registrano oltre 20 milioni di nuovi casi di tumore e circa 10 milioni di decessi, con un impatto particolarmente grave sulle popolazioni più vulnerabili. Oltre sette decessi oncologici su dieci si verificano nei Paesi a basso e medio reddito, nonostante queste aree presentino tassi di incidenza riportati inferiori rispetto alle regioni più ricche. È il quadro delineato da una rassegna internazionale pubblicata nel 2026 su Ecancermedicalscience, dedicata al crescente peso globale del cancro, alle disuguaglianze nell’accesso alle cure e alle opportunità offerte dalla prevenzione e dalla diagnosi precoce.

Sul piano epidemiologico, il carcinoma polmonare rappresenta il 12% dei nuovi casi oncologici a livello mondiale ma è responsabile del 19% dei decessi. Seguono, per incidenza, il tumore della mammella, con il 12% dei casi, e quello del colon-retto, con il 9,6%.

La distribuzione geografica evidenzia profonde disuguaglianze. Le regioni ad alto reddito, tra cui Nord America, Nord Europa e Australia, presentano i tassi di incidenza più elevati, mentre Africa e America Latina registrano i tassi di mortalità più alti. Secondo le proiezioni riportate dagli autori, entro il 2050 i decessi per tumore nei Paesi a basso reddito potrebbero aumentare del 155%, rispetto a un incremento del 56% previsto nei Paesi ad alto reddito.

Al peso sanitario si aggiunge quello economico. La review riporta che il 56% dei pazienti oncologici nel mondo affronta spese sanitarie catastrofiche, considerando non soltanto i costi medici ma anche la perdita di reddito, la riduzione della produttività e le spese legate all’assistenza. La quota raggiunge il 75% nei Paesi a basso reddito, il 58% in quelli a medio reddito e il 26% nelle nazioni ad alto reddito.

Secondo gli autori, una parte rilevante di questo carico potrebbe essere ridotta attraverso strategie di prevenzione già disponibili e basate sulle evidenze. La review richiama gli interventi contro tumori legati alle infezioni, come quelli della cervice uterina e dello stomaco, le strategie rivolte ai principali fattori di rischio comportamentali per neoplasie come quelle del polmone e del colon-retto e gli approcci preventivi rivolti a tumori a eziologia multifattoriale, come quello della mammella.

Un ulteriore ambito riguarda le tecnologie genetiche. Gli autori sottolineano il potenziale di un impiego più esteso dei test genetici per identificare individui con una predisposizione ereditaria e consentire strategie preventive e di screening personalizzate. La farmacogenomica può invece contribuire a ottimizzare le terapie sulla base delle caratteristiche genetiche individuali, con l’obiettivo di migliorarne l’efficacia e ridurne la tossicità.

Nel complesso, la rassegna sostiene che la prevenzione oncologica rappresenti non soltanto un’opportunità sanitaria, ma anche una necessità economica. Secondo gli autori, il principale ostacolo non è più esclusivamente la disponibilità delle conoscenze scientifiche, ma la loro applicazione sistematica. Viene quindi sottolineata la necessità di un’azione coordinata che coinvolga governi, decisori politici, sistemi sanitari, assicurazioni e comunità, con investimenti nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nell’accesso agli interventi di comprovata efficacia.

Fonte: Ecancermedicalscience. 2026

https://ecancer.org/en/journal/article/2071-the-global-cancer-crisis-a-review-of-growing-burden-deepening-inequality-and-initiatives-for-prevention-and-early-detection

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