Oncologia e territorio: il ruolo del contesto urbano e degli spazi di cura

Il contesto urbano e architettonico può influenzare l’esperienza dei pazienti durante il percorso oncologico, incidendo su accesso alle cure, attività fisica, qualità della vita e benessere psicologico. Lo indica una revisione sistematica pubblicata su Cancer Causes & Control, che ha analizzato il ruolo del built environment durante la fase attiva del trattamento.

Lo studio, condotto da ricercatori afferenti a centri in Italia, Stati Uniti e Polonia, sposta l’attenzione da un ambito già ampiamente studiato, quello della prevenzione, a una fase meno esplorata: il periodo in cui il paziente frequenta ospedali, ambulatori, centri oncologici e servizi territoriali per ricevere diagnosi, trattamenti e follow-up.

La revisione ha incluso 31 articoli dedicati al rapporto tra built environment e outcome dei pazienti oncologici durante il percorso di cura. Gli studi hanno valutato due grandi categorie di fattori: da un lato le caratteristiche urbane, come accessibilità, reti di trasporto, verde pubblico e food environment; dall’altro le caratteristiche architettoniche degli spazi di cura, come design, estetica e qualità degli ambienti oncologici.

Gli outcome più frequentemente analizzati sono stati l’attività fisica, presente in 11 studi, e sopravvivenza o mortalità, valutate in 9 studi. Altri lavori hanno preso in considerazione qualità della vita, salute mentale, accessibilità ai servizi e dimensioni psicosociali del percorso terapeutico.

Dalla revisione emergono associazioni favorevoli tra alcune caratteristiche del contesto costruito — come presenza di spazi verdi, migliore accessibilità, trasporti più efficienti e qualità estetica degli ambienti di cura — e livelli più alti di attività fisica, migliore qualità della vita e migliore stato di salute mentale nei pazienti oncologici.

Il quadro, tuttavia, non è ancora univoco. Gli autori sottolineano che le evidenze sono eterogenee e che gli studi disponibili utilizzano definizioni, misure e outcome molto diversi. Questo rende difficile stabilire conclusioni definitive o trasformare i dati in raccomandazioni operative valide per tutti i contesti.

Il dato resta comunque rilevante: l’ambiente in cui il paziente vive, si sposta e riceve le cure non è un elemento neutro. Distanze, tempi di trasporto, accesso a spazi verdi, qualità degli ambienti sanitari e disponibilità di risorse territoriali possono influenzare il modo in cui il paziente affronta la malattia, mantiene uno stile di vita attivo e vive l’esperienza terapeutica.

Nel complesso, la revisione suggerisce che urbanistica, logistica e architettura sanitaria dovrebbero entrare maggiormente nella progettazione dei percorsi oncologici. Non si tratta solo di costruire ospedali più belli o città più verdi, ma di ridurre barriere, migliorare accessibilità, sostenere il benessere psicologico e rendere più umano e funzionale il percorso di cura.

Gli autori indicano la necessità di studi più standardizzati, capaci di misurare in modo rigoroso l’impatto del built environment sugli outcome oncologici. La direzione è chiara: l’oncologia non si gioca solo dentro il farmaco o dentro l’ambulatorio, ma anche nello spazio fisico e sociale che il paziente attraversa ogni giorno.

Fonte: Cancer Causes & Control, 2026

https://link.springer.com/article/10.1007/s10552-026-02132-5

Potrebbe interessarti

Contenuti simili

I più visti