Il fenomeno dei “preoccupati sani” tra le persone con AIDS e STI. I dati italiani
Sebbene la pandemia di COVID-19 possa aver contribuito a intensificare il fenomeno dei “preoccupati sani” (Warried Well – […]
Uno studio coordinato da Ronald Ellis, dell’Università della California di San Diego (USA), ha identificato fenotipi biopsicosociali longitudinali, complessi e multidimensionali (MLBPSP) nelle persone con HIV (PWH) e ne ha valutato l’associazione con le caratteristiche cliniche al basale. I risultati, pubblicati su AIDS, hanno implicazioni per l’assistenza all’HIV, andando a fornire supporto nell’identificare le persone a rischio di andamento avverse e possono dare spunti per futuri interventi personalizzati mirati a sottopopolazioni vulnerabili di persone con HIV.
Nell’indagine, il team ha incluso 506 PWH dello studio multicentrico CHARTER, sottoposti a valutazione in quattro visite, a distanza di sei mesi. I partecipanti sono stati arruolati in un periodo precedente alla terapia antiretrovirale (ART), in cui l’assunzione del trattamento e la soppressione virale erano inferiori a quelle odierne. Utilizzando l’apprendimento automatico, poi, i ricercatori hanno identificato quattro cluster MLBPSP delle caratteristiche biopsicosociali, che includevano neurocognizione, depressione, sintomi cognitivi auto-riferiti e attività quotidiane.
Il cluster MLBPSP più ampio (C1, N = 231) ha ottenuto i punteggi medi migliori in tutti i domini ed è rimasto stabile per 18 mesi di follow-up. Altri cluster, invece, hanno mostrato vari gradi di deterioramento cognitivo, depressione e disabilità funzionale. L’analisi ha mostrato, inoltre, che diverse caratteristiche cliniche di base, tra cui malattia polmonare cronica, dolore neuropatico distale, politerapia e livelli di creatinina, potevano predire, in modo significativo, una o più traiettorie avverse MLBPSP. Infine, nel sottogruppo con soppressione virale mantenuta, la struttura della traiettoria a quattro fenotipi era molto simile a quella dell’intera coorte.
Fonte: AIDS 2025