Caratteristiche sociodemografiche e HIV-correlate associate a problemi di salute mentale
Una ricerca guidata da Monique Brown, dell’Università della Carolina del Sud di Columbia (USA), e pubblicata su AIDS […]
Un gruppo coordinato da Philipp Ostermann, della Weill Cornell Medicine di New York, ha identificato una firma genetica di neuroni indotti (iN) dell’HIV che rivela i meccanismi del deterioramento neurocognitivo nelle persone con l’infezione virale (PLWH). Lo studio è stato pubblicato su JCI Insight.
Il deterioramento neurocognitivo è una comorbilità prevalente nelle PLWH virologicamente soppresse. Tuttavia, i meccanismi sottostanti restano elusivi e i trattamenti carenti. Il team ha esplorato l’uso di iN direttamente derivati da PLWH, che mantengono le caratteristiche del donatore correlate all’età e alla malattia, per analizzare la biologia neuronale e il danno. In particolare, i ricercatori hanno raccolto fibroblasti dermici primari da sei PLWH virologicamente soppresse (range: 27-64 anni, mediana: 53; 83% uomini) e sette persone abbinate senza HIV (PWOH) (range: 27-66, mediana: 55; 71% uomini). Gli iN sono stati generati utilizzando i fattori di trascrizione NGN2 e ASCL1 e convalidati mediante immunocitochimica, RNAseq a singola cellula e registrazioni elettrofisiologiche.
Le analisi dell’invecchiamento trascrittomico hanno confermato la conservazione delle firme correlate all’età del donatore. L’indagine Bulk-RNAseq ha consentito di identificare 29 geni espressi in modo significativamente diverso tra iNs di PLWH e PWOH. Di questi, 16 erano sottoregolati e 13 sovraregolati nei neuroni iN delle PLWH. Queste cellule delle PLWH, inoltre, presentavano differenze nell’organizzazione della matrice extracellulare e nella trasmissione sinaptica. IFI27 era sovraregolato nei iNs delle PLWH, confermando studi post-mortem indipendenti che dimostravano un’elevata espressione di IFI27 nel tessuto cerebrale derivato da PLWH. L’espressione di FOXL2NB-FOXL2-LINC01391, invece, era ridotta nei iNs delle PLWH e negativamente correlata al deterioramento neurocognitivo.
Fonti: JCI Insight 2025
https://insight.jci.org/articles/view/190445